Frasso Telesino, la memoria viva che illumina il futuro della comunità

C’è un filo invisibile che unisce il dolore del passato alla speranza del futuro: è la memoria di chi ha vissuto, sofferto e continuato a raccontare.

19 agosto 2026 09:02
Frasso Telesino, la memoria viva che illumina il futuro della comunità -
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In vista dell’istituenda Giornata della Memoria e delle Radici, la comunità di Frasso Telesino avvia un percorso di riscoperta della propria memoria collettiva, riportando alla luce storie rimaste per decenni custodite nelle famiglie e affidate al racconto orale.

Il primo capitolo di questo percorso è dedicato alla testimonianza della signora Concetta Immacolata Massaro, classe 1938, il cui ricordo è stato trasmesso dal figlio Alfonso Iannotti. Una testimonianza intensa che restituisce, attraverso gli occhi di una famiglia, il clima di paura e di incertezza vissuto dalla popolazione di Frasso Telesino negli anni della Seconda Guerra Mondiale, ma anche la capacità di resistere e di proteggersi reciprocamente. Dalla frazione Arbusti riemerge innanzitutto la storia di Clemente Massaro, affrontato da quattro soldati tedeschi armati che gli imposero di mettere a disposizione i suoi buoi da lavoro per liberare un mezzo rimasto incastrato nel fango. A casa, intanto, la moglie e i figli vissero ore di angoscia, senza sapere quale sarebbe stato il destino dell'uomo. La tensione si sciolse soltanto quando, nel buio, il ritmico calpestio degli zoccoli annunciò il suo ritorno.

La memoria familiare conserva anche il ricordo della grotta utilizzata come rifugio antiaereo dalla comunità della frazione. In quel luogo, nei momenti più drammatici, la solidarietà diventava una necessità quotidiana: la bisnonna cucinava per tutti in un grande calderone comune. E ancora, il racconto di quelle buche scavate nella terra e rivestite di paglia e plastica, utilizzate per nascondere oggetti di rame, biancheria e altri beni di valore e sottrarli alle razzie nel periodo che precedette l'arrivo degli americani.

Ma è nella località Monna che la memoria assume i contorni più drammatici. Nell'immediato dopoguerra, i cugini Vittorio e Minuccella Iannotti, bambini di circa sette e otto anni, avevano costruito nei terreni di famiglia una semplice altalena di tipo contadino, legandola ai rami di un albero. Durante il gioco, il continuo sfregamento dei piedi sul terreno provocò la detonazione di una bomba inesplosa rimasta nascosta sotto terra. L'esplosione fu devastante: il piccolo Vittorio perse la vita, mentre la sorella Minuccella rimase priva della vista, portando per sempre sul proprio corpo e nella propria esistenza le conseguenze di una guerra che, formalmente conclusa, continuava ancora a mietere vittime.

«Felicissimo di dare un piccolo contributo a un'opera che merita di essere custodita e non dimenticata», ha dichiarato Alfonso Iannotti, consegnando alla comunità una memoria familiare che diventa patrimonio collettivo. La sua testimonianza rappresenta soltanto la prima goccia di un mare di memoria che Frasso Telesino si appresta a ricostruire. L'obiettivo è infatti quello di raccogliere, conservare e valorizzare le storie delle famiglie frassesi: episodi di guerra, migrazioni, sacrifici, tradizioni, perdite, gesti di solidarietà e momenti di vita quotidiana che, messi insieme, compongono il patrimonio immateriale di una comunità.

Questo primo racconto inaugura una rubrica dedicata alla memoria collettiva di Frasso Telesino. Seguiranno nuove testimonianze, nella convinzione che ricordare non significhi soltanto guardare al passato, ma consegnare alle nuove generazioni le radici attraverso cui comprendere il presente e costruire il futuro. La memoria, dunque, non resterà chiusa nelle mura delle case o nei ricordi personali: attraverso le voci dei cittadini diventerà storia condivisa, patrimonio della comunità e responsabilità verso le generazioni future.

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