Forza lavoro sempre più anziana: così l'Italia rischia di perdere il futuro

I dati Unioncamere mostrano come il calo degli under 35 penalizzi produttività e PIL. Serve un ponte solido tra formazione, lavoro e imprese.

05 agosto 2026 07:37
Forza lavoro sempre più anziana: così l'Italia rischia di perdere il futuro -
Condividi

L'invecchiamento progressivo della forza lavoro rappresenta oggi uno dei principali fattori di rallentamento della competitività e della capacità innovativa del sistema produttivo italiano. È l'allarme chiaro e circostanziato emerso dalle analisi presentate da Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne in occasione della Conferenza nazionale delle Camere di commercio. Nel corso dell'evento, i dati raccolti hanno tratteggiato un quadro economico in cui la struttura demografica delle aziende sta diventando una variabile determinante per la sopravvivenza sui mercati globali.

Le elaborazioni evidenziano come la presenza giovanile garantisca un vantaggio competitivo diretto e misurabile: le imprese capaci di attrarre e trattenere talenti registrano livelli di produttività superiori del 7,2% rispetto alle altre, accompagnati da un incremento del fatturato e dell'occupazione superiore di 1,5 punti percentuali. Tale divario si spiega con lo stretto legame tra età media del personale e propensione all'innovazione, la cui spinta nei processi raggiunge il picco massimo intorno ai 36 anni, mentre per i prodotti si attesta sui 42 anni. Attualmente, circa il 60% delle imprese italiane ha già varcato questa soglia anagrafica, entrando in una fase in cui la spinta propulsiva tende inevitabilmente a ridursi.

Sulla questione è intervenuto con decisione il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ponendo l'accento sulle trasformazioni culturali e strutturali che guidano le scelte delle nuove generazioni. I giovani oggi si muovono all'interno di una dimensione sempre più europea, confrontando costantemente retribuzioni, qualità dell'occupazione e opportunità di crescita offerte dai diversi contesti. Per rispondere a questa sfida, appare indispensabile rafforzare il legame tra il sistema formativo e il mondo imprenditoriale, valorizzando le competenze, la creatività e l'innovazione. Una necessità confermata dai dati del Sistema informativo Excelsior: sebbene le aziende intendano destinare agli under 30 circa il 28% delle assunzioni programmate ogni anno, quasi una posizione su due risulta di difficile reperimento, soprattutto a causa della carenza di candidati.

Il tema della concretezza operativa è stato richiamato anche dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, il quale ha sottolineato l'urgenza di trasformare i progetti e i programmi in risultati concreti per evitare che le buone idee restino soltanto sulla carta. Ai giovani occorre offrire prospettive reali, occasioni di crescita e motivazioni adeguate per arginare un'emorragia di talenti che negli ultimi dieci anni ha visto quasi raddoppiare i flussi di espatriati tra i 20 e i 34 anni, passati da 37 mila a circa 70 mila unità all'anno. A rendere il panorama ancor più complesso vi sono le prospettive delineate dagli scenari Excelsior per il quadriennio 2026-2029, che indicano un potenziale deficit annuo di oltre 13 mila laureati Stem, in particolare nei settori dell'ingegneria, dell'economia e della medicina.

Lo squilibrio generazionale appare ancora più evidente considerando l'evoluzione degli ultimi vent'anni, durante i quali la quota di occupati con più di 50 anni è raddoppiata dal 20% a circa il 40%, mentre la componente under 35 è scesa dal 35% a meno del 25%. In questo contesto di profonda trasformazione demografica risiede tuttavia una rilevante opportunità di riscatto economico: secondo le stime di Unioncamere, il rientro in patria di anche solo la metà dei giovani emigrati nell'ultimo quinquennio — poco più di 250 mila persone — potrebbe innescare una spinta economica capace di generare un impatto fino a 12 miliardi di euro, equivalenti a circa mezzo punto percentuale di PIL.

Segui Informazione Sei