Fimmg Campania contro la riforma Schillaci: a rischio 35mila posti

Il segretario regionale Sparano lancia l'allarme sul futuro dei collaboratori di studio e sulla natura stessa del ruolo del medico di famiglia.

A cura di Redazione
24 aprile 2026 14:58
Fimmg Campania contro la riforma Schillaci: a rischio 35mila posti -
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La proposta di riforma della medicina generale avanzata dal ministro della Salute Orazio Schillaci ha innescato una dura reazione da parte della Fimmg Campania. Luigi Sparano, segretario regionale vicario, ha espresso forti preoccupazioni riguardo all'impatto occupazionale del nuovo modello organizzativo, denunciando l'assenza di un confronto preventivo con le rappresentanze di categoria. Il nodo centrale del contendere riguarda il futuro di decine di migliaia di lavoratori che oggi garantiscono l'efficienza degli studi medici sul territorio nazionale.

Secondo le stime fornite dal sindacato, un eventuale passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale comporterebbe conseguenze drammatiche per l'occupazione. Solo in Campania si rischierebbe la perdita di circa 3.500 posti di lavoro, mentre su scala nazionale il bilancio negativo potrebbe superare le 35.000 unità. Si tratta di figure professionali fondamentali che, all'interno del nuovo assetto ipotizzato dal governo, potrebbero trovarsi di fatto espulse dal sistema sanitario, compromettendo la tenuta dell'assistenza di prossimità.

Sparano sottolinea inoltre come la critica non si limiti esclusivamente agli aspetti contrattuali o al passaggio alla dipendenza. La preoccupazione principale è che tale trasformazione finisca per snaturare completamente la figura del medico di famiglia, distruggendo il rapporto di fiducia consolidato con i cittadini. Secondo il segretario, una riforma calata dall'alto e priva di reale condivisione rischia di fallire nel centrare i problemi del settore, generando soluzioni inadeguate.

La posizione della Fimmg Campania è netta e punta sulla necessità di un dialogo istituzionale che tenga conto della realtà operativa quotidiana. Il timore espresso dal sindacato è che una riforma forzata possa innescare una serie di dimissioni di massa tra i medici, portando alla scomparsa definitiva del modello di assistenza territoriale che i pazienti conoscono oggi. Per il sindacato, senza una revisione profonda basata sull'ascolto di chi vive il territorio, la proposta del ministro rimane inaccettabile.

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