Ferrovia Valle Caudina, ma non siete stanchi di prendere in giro i cittadini?
Lavori conclusi, ma la riapertura ai passeggeri è ancora attesa: EAV ora parla dell'autunno del 2027 come prossima scadenza.
Il viaggio istituzionale dello scorso 9 luglio, con il treno EAV partito da Benevento Appia e arrivato alla stazione di Cervinara, avrebbe dovuto rappresentare il simbolo della ripartenza della ferrovia della Valle Caudina. Invece, a distanza di mesi, quel convoglio rischia di rimanere soprattutto l'immagine di una linea ancora priva del suo elemento essenziale: i passeggeri.
La situazione è nota. La Cancello-Benevento è chiusa al servizio viaggiatori da quasi sei anni e, nonostante la conclusione degli interventi di ammodernamento finanziati anche attraverso il PNRR, il ritorno dei treni ordinari non è ancora avvenuto. EAV ora dal primo del 2027 come finestra per la riapertura, ha portato il termine all'autunno del 2027 dopo il completamento delle attività tecniche e dell'iter autorizzativo necessario.
Il punto, dunque, non è negare ciò che è stato realizzato. I lavori ci sono stati e sono importanti. Ma una ferrovia non torna a essere un servizio pubblico semplicemente perché un cantiere viene dichiarato concluso. Deve poter essere autorizzata, riaperta e soprattutto utilizzata quotidianamente da studenti, lavoratori, pendolari e cittadini.
E qui occorre ricordare anche qualcosa che questa testata aveva già sollevato quando molti erano al mare, dormivano o continuavano a parlare della riapertura come se fosse ormai una formalità: la questione dei furti lungo la linea.
Non era una ricerca del sensazionalismo e non era nemmeno un dettaglio secondario. Era un elemento concreto che avrebbe potuto incidere sui tempi e sull'organizzazione dei lavori. E infatti, successivamente, la stessa EAV ha riconosciuto pubblicamente che le attività avevano subito rallentamenti anche a causa dei molteplici furti, in particolare nel territorio di San Felice a Cancello.
In altre parole, mentre qualcuno continuava a distribuire date e rassicurazioni, questa testata aveva già evidenziato che la realtà dei cantieri poteva essere molto più complessa di quella raccontata nei comunicati.
È proprio questo il problema di una certa comunicazione politica: spesso arriva prima l'annuncio del risultato e solo dopo, eventualmente, la spiegazione delle difficoltà.
E negli anni di questa ferrovia ne abbiamo viste parecchie, di date.
Ogni volta una nuova scadenza. Ogni volta una nuova rassicurazione. Ogni volta l'impressione che il traguardo fosse ormai vicino. Poi il calendario avanzava e il treno restava fermo.
La politica, naturalmente, ha tutto il diritto di raccontare i risultati raggiunti. Ma dovrebbe avere anche il dovere di spiegare con la stessa chiarezza ciò che ancora manca. Perché inaugurare, mostrare, fotografare e annunciare è relativamente semplice. Molto più difficile è presentarsi davanti ai cittadini con un cronoprogramma preciso, indicare le criticità ancora aperte, assumersi responsabilità e tornare a riferire quando una scadenza non viene rispettata.
E soprattutto non serve che, ogni volta che un politico diffonde un comunicato sulla ferrovia, ne arrivino altri dieci a ripetere sostanzialmente le stesse cose.
La Valle Caudina non ha bisogno di una gara a chi comunica per primo la stessa promessa. Ha bisogno che qualcuno lavori perché quella promessa diventi realtà.
Non servono dieci dichiarazioni fotocopia per spiegare ai cittadini che la ferrovia è importante. Lo sanno già. Non servono altre fotografie davanti a un treno fermo. Le abbiamo già viste. Non servono altri proclami sulla centralità strategica della linea. Dopo quasi sei anni di sospensione del servizio, sarebbe molto più utile conoscere con precisione cosa manca, chi deve farlo, entro quando deve essere fatto e quali sono gli eventuali ostacoli.
La Valle Caudina non ha bisogno di un'altra passerella ferroviaria.
Ha bisogno del treno.
E non è una distinzione secondaria. Dopo anni di servizio sostitutivo su gomma, il territorio ha il diritto di pretendere che la comunicazione istituzionale sia proporzionata ai fatti. Una cosa è annunciare la conclusione dei lavori di ammodernamento. Un'altra è poter dire che la linea è nuovamente aperta al servizio viaggiatori.
Sono due momenti diversi. E confonderli, anche soltanto nella comunicazione politica, non aiuta nessuno.
Resta poi un'altra questione che non può essere liquidata con una semplice inaugurazione. Una linea ferroviaria attraversa un territorio complesso, nel quale infrastruttura, versanti, corsi d'acqua e aree potenzialmente soggette a dissesto devono essere considerati all'interno di una strategia permanente di sicurezza e manutenzione. Il completamento dell'ammodernamento ferroviario non significa automaticamente che ogni problema territoriale sia risolto. Sono piani diversi, ma entrambi indispensabili per garantire nel tempo la continuità del servizio.
E proprio per questo la politica locale e regionale dovrebbe fare una cosa molto semplice: vigilare.
Non necessariamente produrre un comunicato ogni volta che qualcun altro ne produce uno. Non necessariamente organizzare l'ennesima passerella. Non necessariamente ripetere che la ferrovia è una priorità.
Vigilare significa chiedere documenti, cronoprogrammi, aggiornamenti, responsabilità e risultati. Significa mantenere alta l'attenzione anche quando le telecamere se ne vanno e il tema smette di essere conveniente dal punto di vista mediatico.
Perché una ferrovia non riapre con un comunicato stampa.
E nemmeno con dieci.
Riapre quando un treno passeggeri parte, arriva alla stazione successiva e il giorno dopo riparte di nuovo.
La previsione oggi indicata da EAV è il primo trimestre del 2027. Bene. Sarà quella, allora, una delle prossime scadenze da verificare. Non sulla base degli annunci, ma sulla base dei fatti.
Perché la Valle Caudina, dopo anni di attesa, non ha bisogno di essere ulteriormente rassicurata.
Ha bisogno di poter verificare.
E questa volta la domanda è molto semplice: il treno è tornato oppure no?
Fino a quando la risposta sarà "non ancora", sarebbe bene che le passerelle lasciassero spazio al lavoro, i proclami ai fatti e i comunicati fotocopia alle risposte concrete.
Perché la Valle Caudina ha già aspettato abbastanza.