Falsi patentini di bilinguismo: 1.700 certificati sotto la lente delle Fiamme Gialle
L'inchiesta della Procura di Bolzano si allarga oltre i confini provinciali, perquisizioni a Roma e Caserta e nuovi intermediari finiti nel mirino degli inquirenti.
La Procura di Bolzano estende a livello nazionale l’indagine sui falsi certificati di bilinguismo necessari per l'accesso al pubblico impiego in Alto Adige. Nelle ultime settimane la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni mirate tra Roma e la provincia di Caserta, mettendo sotto la lente oltre 1.700 attestati sospetti. Il quadro emerso rivela una rete organizzata che avrebbe permesso a centinaia di candidati di ottenere il cosiddetto patentino senza possedere i requisiti linguistici richiesti dalla legge.
Gli accertamenti degli investigatori si concentrano in particolare sul settore della sanità pubblica, dove è stato riscontrato il maggior numero di anomalie, ma l'impatto del fenomeno riguarda da vicino anche gli enti locali, la Provincia e la Regione. L'interesse delle Fiamme Gialle si è poi esteso a diverse amministrazioni dello Stato, alle società a partecipazione pubblica e alle aziende del trasporto locale, evidenziando un sistema capillare capace di condizionare le procedure di selezione dell'intero comparto pubblico altoatesino.
A far scattare la nuova fase dell'operazione è stato il monitoraggio dell'Ufficio bilinguismo della Provincia autonoma, che ha rilevato un anomalo ed elevatissimo flusso di domande di riconoscimento di titoli rilasciati dal circuito Telc. A sollevare i dubbi è stata la singolare scelta di centinaia di candidati residenti in provincia di Bolzano di percorrere centinaia di chilometri per sostenere gli esami in centri del Centro e Sud Italia, ignorando del tutto la presenza di numerose sedi accreditate operative direttamente sul territorio altoatesino.
Il materiale cartaceo e informatico sequestrato durante i blitz nelle sedi d'esame ha già permesso di ricostruire la filiera organizzativa e di individuare diversi intermediari che reclutavano i candidati dietro compenso economico. Fondamentale per il prosieguo delle indagini si sta rivelando il contributo dell'ente certificatore tedesco Telc con sede a Francoforte, che sta fornendo la massima collaborazione agli inquirenti per verificare l'autenticità delle prove e identificare tutti i beneficiari della truffa.