Evasione fiscale, dai Comuni appena 5 milioni recuperati nel 2024

A fronte di un'evasione stimata in 107 miliardi di euro l'anno, appena 304 amministrazioni comunali hanno segnalato casi sospetti all'Agenzia delle Entrate.

10 ottobre 2026 07:07
Evasione fiscale, dai Comuni appena 5 milioni recuperati nel 2024 -
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Cinque milioni di euro recuperati nel 2024 grazie alla collaborazione dei Comuni italiani nella lotta all'evasione fiscale. Una cifra esigua se confrontata con i circa 107 miliardi di euro che, secondo le stime dell'Ufficio Studi della CGIA, ogni anno sfuggono al Fisco. Il dato mette in luce una partecipazione ancora estremamente limitata degli enti locali, nonostante il ruolo che potrebbero svolgere nell'individuare irregolarità fiscali sul territorio.

A lanciare l'allarme è la CGIA, che nel suo ultimo approfondimento evidenzia come soltanto 304 Comuni, su circa 7.900 presenti in Italia, abbiano collaborato con l'Agenzia delle Entrate nel 2024 attraverso l'invio di cosiddette segnalazioni qualificate. Si tratta di comunicazioni con cui le amministrazioni locali portano all'attenzione del Fisco situazioni potenzialmente riconducibili a fenomeni di evasione.

In termini percentuali, i Comuni coinvolti sono appena il 3,8% del totale. Un dato che, secondo l'associazione, testimonia quanto sia ancora poco sfruttata la collaborazione tra amministrazioni locali e autorità fiscali.

Ai Comuni il 50% delle somme recuperate

Il meccanismo prevede che i Comuni che contribuiscono all'accertamento di violazioni fiscali ricevano una quota delle maggiori somme riscosse. Le segnalazioni possono riguardare diverse imposte, tra cui Irpef, Ires, Iva e tributi relativi agli atti di registro, ipotecari e catastali.

Nel 2024 la quota riconosciuta agli enti locali era pari al 50% delle somme recuperate. Dei 5 milioni di euro complessivamente emersi grazie a questa attività, circa 2,5 milioni sono quindi andati ai Comuni che hanno collaborato con il Fisco.

Per la CGIA, si tratta di un risultato deludente, soprattutto considerando le dimensioni dell'evasione fiscale nazionale. La capacità di individuare situazioni sospette attraverso la conoscenza diretta del territorio potrebbe infatti rappresentare una risorsa aggiuntiva per rafforzare i controlli e favorire il recupero delle imposte non versate.

La quota spettante ai Comuni: una normativa a fasi alterne

Anche l'evoluzione della normativa ha contribuito a rendere meno lineare il sistema di incentivi. In origine, ai Comuni spettava il 30% delle somme recuperate grazie alle loro segnalazioni. Nel 2011 la percentuale è salita al 50%, per poi raggiungere il 100% nel periodo compreso tra il 2012 e il 2021.

Dal 2022 la quota è stata nuovamente ridotta al 50%. Secondo quanto riportato dalla CGIA, dal 2026 è previsto il ritorno al riconoscimento integrale delle somme recuperate.

L'alternanza delle percentuali solleva interrogativi sulla continuità delle politiche di contrasto all'evasione e sulla capacità degli incentivi economici di stimolare una partecipazione più ampia degli enti locali.

Resta da capire se il ritorno al 100% sarà sufficiente a convincere un numero maggiore di amministrazioni a investire risorse e personale in questa attività.

Evasione fiscale, lavoro nero e abusivismo edilizio

Il quadro delineato dalla CGIA va oltre il mancato pagamento delle imposte. Secondo le stime richiamate dall'associazione, in Italia l'evasione fiscale raggiunge circa 107 miliardi di euro l'anno, mentre i lavoratori irregolari sarebbero circa 2,6 milioni.

A questi fenomeni si aggiunge l'abusivismo edilizio. I dati citati nel rapporto indicano un'incidenza nazionale intorno al 15%, con valori che in alcune aree del Mezzogiorno arriverebbero a circa il 50%.

Si tratta di fenomeni diversi, che richiedono strumenti di controllo specifici, ma che chiamano in causa anche la capacità delle istituzioni di individuare e contrastare le irregolarità.

Nel caso dell'evasione fiscale, i Comuni non dispongono degli stessi strumenti investigativi dell'amministrazione finanziaria. Possono tuttavia valorizzare le informazioni raccolte attraverso le attività amministrative e la conoscenza del territorio, segnalando anomalie che meritano ulteriori verifiche.

Sul fronte edilizio, invece, la presenza di costruzioni realizzate senza i necessari titoli autorizzativi pone questioni di vigilanza urbanistica, tutela del paesaggio e sicurezza.

Il ruolo dei Comuni resta una risorsa da valorizzare

Il dato più significativo rimane quello relativo alla partecipazione degli enti locali: oltre il 96% dei Comuni non ha trasmesso segnalazioni qualificate nel 2024.

Le ragioni possono essere diverse: carenza di personale, risorse limitate, difficoltà operative, insufficiente coordinamento con gli uffici fiscali o scarsa convenienza percepita dell'attività. Per individuare le cause effettive servirebbe un'analisi più approfondita delle condizioni in cui operano le singole amministrazioni.

La questione, tuttavia, resta centrale. In un Paese che cerca di recuperare risorse da destinare ai servizi pubblici e di garantire una distribuzione più equa del carico fiscale, la collaborazione tra Comuni e Fisco potrebbe contribuire a migliorare l'efficacia dei controlli.

I numeri del 2024 indicano che questa opportunità è stata sfruttata soltanto in misura marginale. La sfida, ora, è capire come trasformare la collaborazione istituzionale in uno strumento più stabile, efficace e diffuso di contrasto all'evasione.

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