Ergastolo annullato e scarcerato per termini scaduti: il caso del boss Francesco Pezzella

Il clamoroso verdetto della Cassazione cancella la massima pena per l’omicidio Ambrosio, ma il capoclan resta in cella per altri reati.

09 luglio 2026 17:01
Notizia verificata · Fonte: Redazione · Vedi fonti
Ergastolo annullato e scarcerato per termini scaduti: il caso del boss Francesco Pezzella -
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Il 23 aprile 2026 la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la condanna all'ergastolo inflitta a Francesco Pezzella, ritenuto il mandante dell'omicidio mafioso di Aniello Ambrosio avvenuto ad Afragola il 17 febbraio 2014, e la Corte di assise di appello di Napoli ha successivamente dichiarato la perdita di efficacia della custodia cautelare per decorrenza dei termini massimi. Nonostante l’immediata liberazione disposta dai giudici partenopei per questo specifico procedimento, l'uomo non lascerà comunque il carcere poiché risulta attualmente detenuto per un'altra causa legata al suo presunto ruolo di primo piano all’interno di un’organizzazione di stampo camorristico.

La decisione dei giudici di legittimità ha letteralmente ribaltato l’esito dei precedenti gradi di giudizio, che avevano visto la conferma della massima pena il 3 giugno 2025. I magistrati della Suprema Corte hanno accolto le complesse tesi giuridiche presentate dagli avvocati difensori Dario Vannetiello e Saverio Campana, i quali sono riusciti a scardinare un impianto accusatorio che fino a quel momento era considerato estremamente solido e strutturato. Alla luce del nuovo calcolo tecnico indicato dalla difesa, la Corte di assise di appello non ha potuto fare altro che recepire l'istanza e ordinare la scarcerazione del boss per la scadenza dei termini della misura cautelare.

L’annullamento della sentenza ha destato enorme clamore negli ambienti giudiziari proprio per la mole di prove e testimonianze che gravavano sull'imputato. A carico di Francesco Pezzella figuravano infatti la chiamata in correità di Antonio Attanasio, individuato come l'esecutore materiale del delitto, e le dichiarazioni di altri undici collaboratori di giustizia. I pentiti Carlo Oliva, Giuseppe Ambra, Amodio Marrone, Alessandro Iovinella, Vincenzo Iuorio, Luigi Migliozzi, Ciro Lo Bascio, Antonio Cocci, Gennaro Masi, Pasquale Cristiano e Mariano Alberto Vasapollo avevano concordemente indicato il boss come colui che aveva ordinato l'eliminazione di Ambrosio, il cui cadavere era stato poi ritrovato a Grumo Nevano.

Le sottili e mirate argomentazioni introdotte dal collegio difensivo hanno però fatto franare un castello accusatorio che appariva imponente, portando prima alla cancellazione della condanna e poi alla decadenza della stessa custodia in carcere. Il successo della strategia legale non si traduce tuttavia in una reale libertà per Pezzella, che rimane ristretto in regime detentivo. Sul capo del boss pende infatti un secondo filone giudiziario, istruito presso il Tribunale di Napoli Nord, dove deve rispondere dell'accusa di associazione mafiosa con un ruolo di vertice all'interno dei clan locali.

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Verificato il: 09 luglio 2026

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