Diossine dopo l’incendio di Airola: controlli, dati e interrogativi ancora aperti

La questione riguarda anche il modo in cui è stato costruito il quadro dei controlli, le aree interessate dal monitoraggio e quanto i risultati disponibili possano essere rappresentativi di un territorio più ampio rispetto a quello direttamente coinvolto.

07 ottobre 2026 12:26
Diossine dopo l’incendio di Airola: controlli, dati e interrogativi ancora aperti -
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Dopo il rogo del 31 agosto nell’area industriale di Airola, il monitoraggio ambientale ha prodotto numerosi dati. Alcuni risultati hanno fornito elementi di rassicurazione, mentre altri hanno aperto interrogativi che meritano ancora chiarimenti.

Il primo riguarda il monitoraggio dell’aria.

ARPAC ha comunicato che il primo campionamento effettuato nei pressi dell’incendio, tra il 31 agosto e il 1° settembre, aveva evidenziato una concentrazione complessiva di diossine, furani e PCB diossina-simili pari a 0,28 pg/Nm³ I-TEQ, superiore al valore di riferimento di 0,15 pg/Nm³ I-TEQ utilizzato dall’Agenzia.

Nei giorni successivi, ad Airola, il valore è sceso a 0,032 pg/Nm³, per poi risultare al di sotto del limite di rilevabilità della metodica, indicato in <0,024 pg/Nm³.

Numeri diversi, registrati in momenti diversi, che non possono essere automaticamente considerati contraddittori. Ogni campionamento rappresenta infatti una determinata postazione e uno specifico intervallo temporale.

Ed è proprio sulla documentazione relativa alle postazioni che è stata sollevata un’altra questione.

L’incongruenza nella documentazione

La testata Informazione Sei ha evidenziato un’incongruenza nella documentazione associata a una postazione di monitoraggio, rilevando che il file allegato a un dato riferito alla postazione mobile di Airola riportava un’altra postazione.

Il punto non è sostenere che, per questo motivo, il risultato analitico sia necessariamente errato. Un’incongruenza documentale potrebbe infatti essere soltanto un errore materiale.

Ma proprio per questo sarebbe stato opportuno un chiarimento ufficiale: quale fosse la postazione effettivamente associata al dato e se l’anomalia riguardasse esclusivamente il documento oppure anche l’identificazione del campionamento.

Per quanto risulta dalle informazioni pubbliche consultabili, non è emersa una risposta ufficiale specifica a quella contestazione.

Si tratta di un aspetto che meriterebbe di essere chiarito, soprattutto perché la localizzazione dei campionatori costituisce un elemento essenziale per interpretare correttamente i risultati.

Il ruolo della modellistica

ARPAC ha spiegato che i punti di monitoraggio sono stati individuati anche sulla base della modellistica relativa alla possibile dispersione degli inquinanti.

I primi campionatori furono collocati ad Airola, Arienzo, Bucciano e Rotondi.

Dopo la riattivazione dell’incendio del 9 settembre, il monitoraggio fu ulteriormente esteso, con un punto attivato anche a Cervinara, sulla base delle osservazioni e della modellistica sulla possibile diffusione degli inquinanti.

Ed è proprio Cervinara a fornire uno degli elementi più significativi dell’intera vicenda.

Nel ciclo di monitoraggio del 9-10 settembre, ARPAC ha rilevato nel territorio comunale una concentrazione di 0,79 pg/Nm³ I-TEQ, superiore al valore di riferimento di 0,15.

Nello stesso periodo, ad Airola, il dato relativo al ciclo 7-9 settembre era pari a 0,069 pg/Nm³.

ARPAC ha indicato nella dinamica della circolazione atmosferica una possibile spiegazione della differenza tra i due risultati.

Successivamente, i monitoraggi hanno evidenziato valori inferiori al riferimento.

Un territorio difficile da leggere attraverso un solo dato

Il dato di Cervinara non dimostra, da solo, una contaminazione generalizzata della Valle Caudina.

Allo stesso modo, il successivo rientro dei valori non consente di escludere automaticamente fenomeni localizzati o temporalmente differenti.

Il dato mostra però quanto possa essere variabile la presenza degli inquinanti nello spazio e nel tempo e quanto sia importante interpretare i risultati insieme alle condizioni meteorologiche e alla modellistica della dispersione.

Un singolo risultato, quindi, non può essere letto separatamente dal luogo e dal momento in cui è stato ottenuto.

I controlli sulle matrici ambientali e agroalimentari

Sul fronte delle matrici ambientali e agroalimentari, il quadro fornito dalla Regione al 1° ottobre era più ampio.

Risultavano validati 54 campioni, per complessivi 120 esami, con una sola non conformità per le diossine: un campione di erba da pascolo destinata all’alimentazione animale, prelevato nel territorio di Airola.

A seguito del risultato erano stati effettuati ulteriori campionamenti del terreno e prelievi di latte e prodotti derivati.

I campioni complessivamente pervenuti all’Istituto Zooprofilattico erano 75 e provenivano da 15 Comuni delle province di Avellino, Benevento e Caserta.

Le matrici comprendevano frutta e ortaggi, erba, erba medica, fieno, mais, latte, caciotta, uova e miele.

La Regione ha precisato che la scelta dei punti di prelievo è stata orientata anche dalle mappe SmokeTracer.

Il quadro, quindi, non è quello di un territorio lasciato completamente senza controlli.

Al contrario, sono stati eseguiti numerosi campionamenti e sono stati coinvolti diversi enti.

La trasparenza come parte del monitoraggio

Il monitoraggio, però, è una fotografia costruita attraverso punti, tempi e matrici differenti.

Per questo la qualità dell’informazione pubblica è parte integrante della sua credibilità.

Se viene segnalata un’incongruenza nella documentazione di una postazione, la risposta più utile non è il silenzio, ma una precisazione tecnica.

Se un valore risulta superiore al riferimento, deve essere spiegato nel suo contesto.

Se successivamente rientra, occorre indicare quando e dove è avvenuto il nuovo campionamento.

La trasparenza ambientale non consiste soltanto nel comunicare il risultato finale. Significa rendere comprensibile il percorso che porta a quel risultato.

La Valle Caudina non ha bisogno né di allarmi costruiti sui singoli numeri né di rassicurazioni generiche.

Ha bisogno di dati leggibili, verificabili e territorialmente comprensibili.

E sulla vicenda sollevata da Informazione Sei resta un chiarimento semplice, ma tutt’altro che irrilevante: la documentazione pubblicata deve corrispondere esattamente alla postazione e al campionamento cui il dato si riferisce.

Perché quando si parla di diossine, ambiente e salute pubblica, anche un’apparente incongruenza documentale merita una risposta ufficiale.

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