Detenute madri a Lauro: tre donne incinte e una in ospedale per partorire. L'allarme di Ciambriello

Il Garante campano dei detenuti solleva il caso dell'ICAM di Lauro e chiede al Ministro Nordio un intervento urgente: "Nessun bambino può avere il carcere come primo orizzonte di vita".

A cura di Redazione
07 agosto 2026 16:08
Detenute madri a Lauro: tre donne incinte e una in ospedale per partorire. L'allarme di Ciambriello -
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L'annosa e complessa questione delle detenute madri torna prepotentemente al centro del dibattito con contorni sempre più drammatici. I dati aggiornati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria rivelano che in Italia si contano 29 madri restrittive con 34 figli al seguito, di cui ben 15 donne e 14 piccoli sono accolti nell’ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per Madri) di Lauro. A rendere il quadro ancora più delicato è la presenza all'interno della struttura campana di tre donne in stato di gravidanza, tra cui una trentunenne attualmente ricoverata all’Ospedale Moscati di Avellino, pronta a dare alla luce il proprio figlio.

Una condizione che interroga profondamente le istituzioni e la coscienza collettiva, spingendo il Garante campano dei diritti dei detenuti, Samuele Ciambriello, a prendere una posizione netta e indignata. Considerato che due delle tre donne incinte sono ancora in attesa di giudizio e alla neomamma sono stati negati gli arresti domiciliari, ci si deve chiedere se sia stato davvero tentato ogni percorso alternativo per tutelare la maternità, dato che la custodia cautelare in carcere per chi è in stato di gravidanza dovrebbe rappresentare un'estrema ratio normativa. Risulta difficile accettare che il primo luogo in cui un neonato muoverà i suoi primi passi, al momento delle dimissioni dall'ospedale, sia un ambiente di privazione della libertà.

Oltre alla situazione specifica dell'istituto irpino, il Garante evidenzia la marcata disomogeneità del sistema su scala nazionale, dove diverse madri con prole al seguito continuano a essere ristrette in carcere ordinario invece che in strutture attenuate, con casi limite di singole donne isolate con i propri figli in contesti del tutto inadeguati. Per questo motivo, Ciambriello ha rivolto un formale appello al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo di intervenire con la massima urgenza.

Pur riconoscendo che gli ICAM offrono condizioni migliori rispetto agli istituti tradizionali, si tratta pur sempre di perimetri detentivi che non dovrebbero segnare la crescita di minori privi di qualsiasi colpa. La vera sfida per uno Stato di diritto resta quella di potenziare la rete territoriale e le case famiglia protette, evitando che l'infanzia diventi la conseguenza collaterale di una misura penale o cautelare.

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