Crisi clima in Irpinia: per l'agricoltura è emergenza continua
Ondate di calore oltre i 40 gradi ed eventi estremi flagellano le colture locali: la denuncia di CIA Campania mette a nudo la tenuta del sistema.
Il cambiamento climatico ha smesso di essere un'eccezione temporanea per trasformarsi nella nuova ed esigente quotidianità con cui i produttori della provincia di Avellino si confrontano ogni giorno. L'alternanza sistematica tra ondate di calore estreme, che superano costantemente i 40 gradi, e improvvisi eventi meteorologici violenti come grandinate, temporali e raffiche di vento sta sferzando l'Irpinia, portando all'estremo limite la resilienza di un patrimonio agricolo che costituisce l'ossatura economica e l'identità culturale dell'intera regione. La denuncia parte dai vertici di CIA Agricoltori Italiani, evidenziando una condizione di profonda sofferenza produttiva e commerciale che tocca da vicino il lavoro e la sostenibilità economica delle imprese agricole irpine.
A lanciare l'allarme è la struttura tecnica dell'organizzazione attraverso le parole di Francesco Castelluccio, responsabile dell'Area Tecnica e Relazioni Esterne di CIA Campania, il quale sottolinea come questo scenario non sia più una parentesi anomala ma un fenomeno che si ripete con puntualità annuale. Le temperature elevate provocano uno stress fisiologico paralizzante sulle piante, la cui soglia d'equilibrio vegetativo ideale si attesta attorno ai 28 gradi: superare per settimane i 40 gradi significa scombussolare il ciclo naturale di specie chiave dell'economia locale come la vite, il nocciolo e il castagno. Questo alterato ritmo biologico anticipa forzatamente la maturazione dei frutti, finendo per compromettere la resa quantitativa e lo standard qualitativo dei raccolti, con ripercussioni a catena sull'intera filiera agroalimentare.
Il settore vitivinicolo, vero e proprio motore trainante del territorio, si trova a gestire le ferite più profonde. Oltre all'accelerazione della maturazione causata dalle temperature roventi, il comparto è stato violentemente colpito da eventi atmosferici distruttivi: nei soli ultimi mesi si sono verificate almeno tre grandinate di eccezionale intensità, l'ultima delle quali ha investito i vigneti a pochissimi giorni dall'avvio della vendemmia. Chicchi di ghiaccio di notevoli dimensioni hanno lacerato sia il fogliame sia i grappoli nel momento più delicato della stagione. I primi rilievi tecnici indicano perdite di prodotto drammatiche, stimate tra il 30% e il 40%, un colpo durissimo per i viticoltori che arrivano a questo punto dell'anno avendo già sostenuto la quasi totalità dei costi operativi di gestione e cura dei filari.
Non meno complessa appare la situazione nel comparto corilicolo, eccellenza storica della produzione irpina. Dopo un'annata passata da dimenticare, il 2026 sembrava promettere il sospirato riscatto, ma l'azione combinata di afa, raffiche di vento e grandine ha causato un'imponente cascola precoce delle nocciole, decimando la quota di raccolto disponibile. A questo danno agronomico si somma un fattore economico ancora più insidioso, rappresentato dal forte deprezzamento della materia prima sul mercato. Gli agricoltori si trovano così schiacciati in una morsa stringente: una resa quantitativa nettamente inferiore affiancata da prezzi di vendita al ribasso, una combinazione che mette a repentaglio la tenuta finanziaria delle aziende produttrici.
Un quadro parzialmente diverso riguarda l'olivicoltura, dove gli aspetti puramente agronomici mostrano tratti di positività. Attualmente le stime registrano volumi produttivi leggermente superiori alla media degli ultimi anni, agevolati proprio dal forte caldo che ha frenato la proliferazione della mosca dell'olivo, storico parassita della pianta. Tuttavia, le buone notizie sul campo rischiano di essere vanificate dalle dinamiche commerciali su scala nazionale, dove si prevede un ridimensionamento dei prezzi delle olive e dell'olio extravergine d'oliva. Il pericolo concreto è che, pur in presenza di un buon raccolto, i produttori non riescano comunque a rientrare degli ingenti costi sostenuti durante la campagna.
Come evidenziato dall'Area Tecnica di CIA Campania, la criticità attuale va ben oltre la perdita di fatturato della singola annata e investe l'equilibrio strutturale dell'intero sistema produttivo. L'agricoltura, in quanto comparto in prima linea di fronte agli sconvolgimenti climatici, necessita di risposte immediate e strategiche. Per evitare la perdita irrimediabile di redditività, competitività e identità territoriale, l'associazione ritiene indispensabile pianificare investimenti concreti per la realizzazione di invasi e infrastrutture irrigue avanzate, promuovere la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica, e strutturare politiche di accompagnamento all'adattamento climatico.
In quest'ottica, attraverso l'intervento del commissario regionale Stefano Di Marzo, CIA Campania rivolge un appello urgente alle istituzioni regionali e nazionali affinché vengano accelerate le azioni a supporto delle imprese. Si richiede un deciso rafforzamento degli strumenti di prevenzione e gestione del rischio, insieme allo stanziamento di risorse adeguate e mirate. Garantire la sopravvivenza del comparto agricolo irpino non significa soltanto tutelare un settore economico, ma custodire la salvaguardia del territorio, del lavoro, del paesaggio e delle produzioni di qualità che rendono la Campania un punto di riferimento nell'agroalimentare italiano.