Corruzione, perquisite abitazioni di ex assessore e della figlia
L'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere coinvolge anche la figlia dell'ex assessore e il consigliere regionale Giovanni Zannini.
I carabinieri di Caserta hanno eseguito nelle scorse ore una serie di perquisizioni presso le abitazioni di Biagio Esposito, ex assessore e consigliere comunale, e di sua figlia Dora, anch'ella ex consigliera comunale durante la giunta guidata dal sindaco Carlo Marino. L'operazione è stata disposta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni, nell'ambito di un complesso filone investigativo relativo a presunti episodi di corruzione che hanno già portato allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche dell'amministrazione comunale casertana nell'aprile 2025.
Al centro dell'attività inquirente, coordinata dai sostituti procuratori Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, figura anche la posizione di Giovanni Zannini, attuale consigliere regionale di Forza Italia. Zannini risulta attualmente sospeso dalle sue funzioni elettive in quanto destinatario di un provvedimento di divieto di dimora in Campania, misura scaturita da distinti procedimenti giudiziari che lo hanno costretto al trasferimento in Abruzzo.
Le indagini proseguono con determinazione per far luce sulle dinamiche corruttive che avrebbero caratterizzato il legame tra esponenti politici locali e figure istituzionali di rilievo regionale. Il decreto di perquisizione notificato a casa degli Esposito rappresenta un ulteriore sviluppo investigativo, mirato a raccogliere nuovi elementi probatori utili a consolidare il quadro accusatorio già delineato dagli inquirenti sammaritani nel corso degli ultimi mesi.
Già nel mese di gennaio, la Procura aveva notificato un invito a comparire sia a Zannini che a Biagio Esposito, iscrivendo entrambi nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di corruzione. In quella circostanza, mentre Zannini era stato destinatario diretto dell'atto, l'ex assessore Esposito aveva scelto di non presentarsi davanti ai magistrati, preferendo affidare la propria strategia di difesa al deposito formale di una memoria difensiva attraverso i propri legali di fiducia.