Legge sul Caporalato

Coldiretti: «La condizionalità sociale nella PAC è una conquista di civiltà da difendere»

A dieci anni dalla legge contro il caporalato, Coldiretti rilancia la battaglia per la dignità del lavoro agricolo e contro lo sfruttamento. Nel mirino la scelta dell’UE di cancellare la condizionalità sociale dalla Politica Agricola Comune.

30 ottobre 2026 18:26
Coldiretti: «La condizionalità sociale nella PAC è una conquista di civiltà da difendere» -
Condividi

A dieci anni dall’approvazione della legge contro il caporalato, resta centrale la sfida per garantire dignità ai lavoratori agricoli e contrastare le infiltrazioni criminali nelle filiere produttive. Un percorso nel quale Coldiretti rivendica il contributo fondamentale del proprio Osservatorio agromafie, impegnato nella tutela della legalità e nella lotta a ogni forma di sfruttamento del lavoro.

Un anniversario che, tuttavia, si accompagna alla preoccupazione per le scelte dell’Unione europea, accusata di aver compiuto un pericoloso passo indietro con la cancellazione della condizionalità sociale dalla nuova Politica Agricola Comune (PAC). Una decisione che, secondo Coldiretti, rischia di scollegare l’accesso ai fondi agricoli dal rispetto delle norme sulle condizioni di lavoro, sull’impiego dei lavoratori e sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Coldiretti sottolinea di essere stata l’unica organizzazione agricola datoriale in Europa ad aver sostenuto con determinazione la necessità di mantenere questo vincolo nella PAC, anche in contrapposizione alla posizione del Copa, presieduto da Giansanti. Proprio al Copa, secondo la Confederazione, va ricondotta la responsabilità di aver contribuito all’esito che ha portato alla cancellazione della condizionalità sociale, una scelta giudicata un arretramento sul fronte dei diritti e della civiltà del lavoro.

La battaglia, però, non si ferma. Coldiretti è pronta a lavorare in Parlamento europeo per costruire una risposta politica e istituzionale capace di ripristinare il legame tra sostegno pubblico all’agricoltura e rispetto dei diritti dei lavoratori. In questa direzione si inserisce la mobilitazione prevista a Bruxelles il prossimo 3 novembre, promossa dall’Effat, l’organizzazione europea dei lavoratori agricoli alla quale partecipano anche Cgil, Cisl e Uil.

Per dare piena attuazione ai principi della legge contro il caporalato, resta indispensabile rafforzare le attività di prevenzione, controllo e contrasto a tutte le forme di lavoro irregolare e sfruttamento. Occorre colpire senza esitazioni chi opera al di fuori della legalità e favorire un maggiore coinvolgimento delle associazioni datoriali nella gestione dei flussi di manodopera.

L’azione di contrasto, inoltre, non può fermarsi ai confini delle aziende agricole. I controlli devono estendersi all’intera filiera agroalimentare, fino alla grande distribuzione organizzata, per individuare e contrastare le distorsioni economiche e le speculazioni che comprimono il valore del lavoro e dei prodotti agricoli.

È qui che si gioca una partita decisiva per il futuro del settore: combattere non soltanto il caporalato tradizionale, ma anche quelle forme di sfruttamento economico che Coldiretti definisce «caporalato col colletto bianco». Perché la tutela della dignità del lavoro agricolo richiede responsabilità condivise, controlli efficaci e regole capaci di coinvolgere tutti gli attori della filiera, garantendo che le risorse pubbliche sostengano un’agricoltura fondata sulla legalità e sul rispetto delle persone.

Segui Informazione Sei