Ciambriello, pene alternative rappresentano legalità e sicurezza

"Sul piano nazionale, su 63.499 detenuti totali di cui 47.857 con condanna definitiva, ben 16.690 devono scontare meno di due anni, ovvero oltre un terzo dei detenuti definitivi. In Campania, ben 1820...

30 gennaio 2026 19:49
Ciambriello, pene alternative rappresentano legalità e sicurezza -
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"Sul piano nazionale, su 63.499 detenuti totali di cui 47.857 con condanna definitiva, ben 16.690 devono scontare meno di due anni, ovvero oltre un terzo dei detenuti definitivi. In Campania, ben 1820 detenuti definitivi devono scontare una pena inferiore ai due anni. Questi numeri contribuiscono ad aggravare il sovraffollamento carcerario e a ritardare il reinserimento sociale del detenuto, creando, così, un problema di sicurezza, perché un carcere sovraffollato è meno controllabile e più fragile, ed un problema economico, perché tenere in carcere chi potrebbe scontare la pena in altro modo costa molto di più allo Stato". E' quanto ha affermato il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania, e Portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello, stamani, al convegno su "Magistratura di sorveglianza: ruolo, funzione e prospettive" , nell'Aula del Consiglio Regionale della Campania, con la partecipazione del Presidente Massimiliano Manfredi, e gli interventi, tra gli altri, del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, Patrizia Mirra, del Provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria della Campania, Carlo Berdinì, del già Presidente del Coordinamento nazionale dei Magistrati di Sorveglianza, Monica Amirante, di Magistrati di Sorveglianza Maria Picardi e Fabio Gianfilippi, e le conclusioni del Magistrato di Sorveglianza del Tribunale di Napoli, Antonio Cairo. "Le misure alternative al carcere, se costruite con serietà, rappresentano invece un'occasione concreta di responsabilizzazione, non sono scorciatoie né concessioni automatiche, ma prove sul territorio, fondate su regole, controlli e relazioni. Sono spazi in cui la pena continua a esistere, ma assume un senso: quello di preparare davvero il "dopo" - ha aggiunto Ciambriello - , per il quale "la sfida è tutta qui: scegliere se investire in percorsi che riducano la recidiva e favoriscano il reinserimento, accettando un rischio calcolato, oppure continuare a utilizzare il carcere come risposta simbolica, ma spesso inefficace". "Per attuare questa scelta di legalità e di civiltà, il ruolo della magistratura di sorveglianza è fondamentale - ha evidenziato Ciambriello - ed è per questo che l'organico di questi magistrati andrebbe rafforzato per consentire loro di poter espletare al meglio la loro delicata funzione tesa alla definizione delle pene alternative al carcere e di percorsi di reinserimento lavorativo e sociale di positivo effetto per le persone e per l'intera società".

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