Cervinara. Si va verso le quattro liste, vince la frammentazione.
C’è chi a primavera conta le rondini e chi, a Cervinara, conta le liste. E quest’anno il pallottoliere politico rischia di andare in tilt: le indiscrezioni parlano chiaro, si va verso quattro schieram...
C’è chi a primavera conta le rondini e chi, a Cervinara, conta le liste. E quest’anno il pallottoliere politico rischia di andare in tilt: le indiscrezioni parlano chiaro, si va verso quattro schieramenti pronti a darsi battaglia per la conquista di Palazzo Città. In un paese dove la politica è sempre stata vissuta con la passione di un derby e la memoria storica di un archivio notarile, questo scenario apre una riflessione necessaria. Se la democrazia è partecipazione, a Cervinara rischiamo l’overdose. Il panorama che si sta delineando somiglia più a un puzzle che a un progetto amministrativo unitario. Con quattro liste in campo, la frammentazione del voto non è più un rischio, ma una certezza matematica. “Il problema non è trovare un candidato sindaco,” scherza qualcuno tra i tavoli di un bar in piazza, “il problema è trovare un elettore che non sia già candidato in una delle altre tre liste.”
Perché la frammentazione non è una buona notizia
Se da un lato la pluralità di proposte sembra un segno di vitalità, dall’altro nasconde insidie che il cittadino avveduto non può ignorare: con quattro competitor, la soglia per la vittoria si abbassa drasticamente. Il rischio è di avere un primo cittadino eletto da una minoranza della popolazione, con una legittimazione politica "polverizzata" sin dal primo giorno. Quando l'offerta politica si divide così tanto, spesso le differenze non sono nei contenuti, ma nei cognomi. Si finisce per votare l'amico o il parente, perdendo di vista la visione d'insieme per il futuro del paese. A chi giova questa corsa al "tutti contro tutti"? Storicamente, la frammentazione favorisce chi ha lo zoccolo duro più resistente, ma penalizza la qualità del dibattito. Cervinara ha sfide enormi davanti: una vivibilità da migliorare e un'identità culturale da rilanciare. Obiettivi che richiederebbero larghe intese o, quanto meno, coalizioni solide, non "armate Brancaleone" nate solo per sbarrare la strada all'avversario di turno. In attesa che i nomi vengano ufficializzati e i programmi (speriamo) pubblicati, ai cervinaresi non resta che prepararsi a una campagna elettorale lunghissima, dove il vero vincitore potrebbe essere l'incertezza. La speranza è che tra un comizio e l’altro, qualcuno si ricordi che dopo il voto non servono solo numeri per governare, ma una visione comune. Perché a forza di dividere il paese in quattro, si rischia di non trovare più l'intero.