Cervinara: il paradosso di una democrazia frammentata

Con 48 candidati per soli nove posti, la sfida elettorale solleva dubbi sulla reale utilità di una simile dispersione di forze civiche.

07 maggio 2026 10:37
Cervinara: il paradosso di una democrazia frammentata -
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A Cervinara, il prossimo 24 e 25 maggio, 48 candidati si contenderanno i seggi del consiglio comunale, in una corsa elettorale caratterizzata da una frammentazione che vede quattro aspiranti alla fascia tricolore per soli 6 mila votanti.

Il panorama politico locale si presenta oggi come un mosaico complesso, dove il numero dei contendenti appare sproporzionato rispetto alla reale rappresentanza democratica necessaria per un piccolo centro. Se si osserva il capoluogo di provincia, Avellino, si nota un dato sorprendente: con oltre 45 mila elettori, la città vede in campo solo tre candidati alla carica di primo cittadino. Al contrario, la realtà cervinarese, pur avendo un corpo elettorale circa otto volte inferiore, ne schiera ben quattro, alimentando una confusione che rischia di trasformare il dibattito pubblico in una sterile conta di preferenze personali.

La distribuzione dei posti in consiglio rende lo scenario ancora più paradossale, dato che la legge elettorale per i comuni di queste dimensioni assegna ben otto consiglieri alla maggioranza e ne lascia quattro per la minoranza. Considerando che i tre candidati alla carica di sindaco che risulteranno sconfitti siederanno tra i banchi dell'opposizione una volta raggiunto il quorum, resta da assegnare solo un altro "consigliere" alla minoranza e la competizione diventa un gioco a somma zero dove ben 39 candidati resteranno esclusi. Questa estrema polverizzazione delle liste non sembra favorire la sintesi politica, ma piuttosto una frammentazione che difficilmente potrà garantire una visione d’insieme per il futuro del territorio.

Spiegare ai cittadini le ragioni di una tale moltiplicazione di proposte non è semplice, soprattutto quando il rischio è quello di una delegittimazione della politica agli occhi dei residenti. Parlare di "festa della democrazia" davanti a numeri così elevati di candidati per così pochi scranni disponibili suona quasi come una giustificazione retorica che nasconde l'incapacità di fare squadra. Il pericolo concreto è che la ricerca del consenso si disperda in mille rivoli, perdendo di vista i problemi reali della comunità in favore di una competizione accesa ma poco costruttiva.

La frammentazione non è mai un valore assoluto se non si traduce in una pluralità di idee concrete e realizzabili; al contrario, rischia di essere il preludio a una consiliatura debole, dove l'unico vincitore sarà un consiglio comunale monco della necessaria dialettica tra le parti.

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