Cervinara, chi ha amministrato il paese dal 2000 ad oggi?
Cercare di resettare la memoria collettiva non è solo un tentativo maldestro di sottrarsi al giudizio critico, ma è un insulto all'intelligenza dei cittadini
Il clima che si respira a Cervinara in questi giorni di pre-campagna elettorale ha il sapore amaro di un déjà-vu, una coreografia politica che sembra ignorare deliberatamente il peso del passato. Mentre si rincorrono slogan roboanti che promettono rivoluzioni, cambiamenti radicali e nuove ere, sorge spontanea una domanda che attraversa le coscienze più lucide: chi ha amministrato questo paese dal 2000 a oggi? Il gioco del "cane che si morde la coda" sembra aver sostituito il confronto costruttivo, in un balletto dove la responsabilità è un fardello che nessuno vuole farsi carico, preferendo scaricarlo costantemente su un "altro" astratto, dimenticando che la storia amministrativa di una comunità non si cancella con il cambio di un manifesto elettorale.
Dal 2000, la guida di Cervinara è stata segnata da una presenza costante: quella di Filuccio Tangredi, che in questo arco di oltre vent’anni è stato consigliere comunale di maggioranza e amministratore ininterrottamente, ricoprendo la carica di sindaco per dieci anni dal 2010 al 2020. A questo si aggiunge l'esperienza dell'amministrazione guidata da Caterina Lengua, con la quale lo stesso Tangredi ha condiviso il percorso ricoprendo il ruolo di vicesindaco per due anni e mezzo fino al dicembre del 2023. Quando oggi si sente invocare un cambiamento necessario, il sottotesto è inevitabilmente una tacita ammissione di fallimento, un riconoscimento – spesso negato a parole ma confermato dai fatti – che le scelte operate in questi anni, in cui le figure chiave si sono spesso sovrapposte, non hanno prodotto i risultati sperati o, peggio, hanno lasciato irrisolti problemi strutturali che ancora oggi attanagliano il territorio. È proprio in questo scarto tra la narrazione del "nuovo" e la realtà del "già visto" che si annida la più grande ipocrisia della nostra politica locale.
Slogan che promettono rotture nette con il passato suonano oggi come esercizi di retorica svuotati di senso, proprio perché chi oggi si propone come salvatore della patria è spesso espressione, diretta o indiretta, di filiere amministrative che hanno avuto pieni poteri decisionali per oltre un ventennio. Cercare di resettare la memoria collettiva non è solo un tentativo maldestro di sottrarsi al giudizio critico, ma è un insulto all'intelligenza dei cittadini. La crescita reale di un paese non passa attraverso la demonizzazione dell'avversario o la fuga dalle proprie responsabilità storiche, ma attraverso l'assunzione di consapevolezza. Se Cervinara ha bisogno di cambiare rotta, il primo passo non può che essere un atto di verità: smettere di puntare il dito verso l'esterno e iniziare a guardare, finalmente, allo specchio. Senza questa onestà intellettuale, qualsiasi promessa elettorale rimarrà soltanto un capitolo di un libro già letto, destinato a lasciarci esattamente dove siamo.