Cervinara, ai Salomoni torna a splendere la vecchia Croce: un gesto di memoria e comunità
Ieri la cerimonia nella frazione Salomoni dopo il restauro promosso dai ragazzi di Adiutera insieme alla Via Crucis Vivente. Don Renato Trapani ha accompagnato il momento religioso.
Non è soltanto una croce restaurata. È un pezzo della memoria di una comunità che torna a essere visibile, curato e restituito al territorio.
Ieri, nella frazione Salomoni di Cervinara, si è tenuta la cerimonia dedicata alla vecchia Croce all'ingresso di via Finelli, un simbolo profondamente legato alla storia e alla devozione della zona. A promuovere e realizzare il recupero sono stati i ragazzi di Adiutera, in collaborazione con la Via Crucis Vivente di Cervinara, con il sostegno della comunità e dell'amministrazione comunale.
Un intervento che ha avuto un significato che va oltre il semplice restauro. Perché quella piccola cappellina e quella Croce rappresentano da anni un punto riconoscibile della frazione Salomoni e custodiscono anche il ricordo di chi, nel tempo, se ne è preso cura.
Il recupero, infatti, era stato pensato proprio come un gesto di attenzione verso un simbolo che rischiava di perdere la sua originaria bellezza e che invece, grazie all'impegno dei volontari, è tornato al centro della comunità.
Una cerimonia nel segno della fede
Il momento religioso è stato accompagnato da Don Renato Trapani, che ha dato la propria disponibilità per la celebrazione e ha benedetto il lavoro realizzato.
Particolarmente significativa anche la presenza di Don Nicola Taddeo, da sempre vicino alla comunità e considerato un punto di riferimento per tante generazioni.
La cerimonia ha così unito fede, memoria e partecipazione, riportando l'attenzione su un luogo che appartiene alla quotidianità della frazione ma che, proprio per questo, rischia talvolta di essere dato per scontato.
La Croce, invece, è tornata a parlare.
Parla della fede, naturalmente, ma anche della storia di Salomoni e di quel rapporto particolare che a Cervinara lega le diverse frazioni ai propri luoghi e ai propri simboli religiosi. La stessa chiesa di Sant'Adiutore, nella frazione, rappresenta uno dei riferimenti storici della comunità cervinarese.
Il valore dei giovani
Il dato forse più significativo dell'iniziativa è però un altro: a occuparsi del recupero sono stati dei giovani.
In un momento nel quale spesso si parla di tradizioni che rischiano di perdersi e di un rapporto sempre più difficile tra nuove generazioni e memoria dei luoghi, l'esperienza di Adiutera racconta una storia diversa.
Ragazzi che scelgono di dedicare tempo ed energie a un simbolo del proprio territorio, dimostrando che la valorizzazione della memoria non è necessariamente qualcosa rivolto soltanto al passato.
Può diventare, al contrario, un modo per costruire comunità nel presente.
E proprio la Via Crucis Vivente, una delle tradizioni più sentite di Cervinara, rappresenta un esempio di come la trasmissione della memoria possa passare da una generazione all'altra. La manifestazione, nata all'inizio degli anni Settanta e sviluppatasi nella forma attuale negli anni Novanta, coinvolge ancora oggi numerosi cittadini e viene tramandata anche grazie al ricambio generazionale.
Una Croce che racconta una storia
Dietro quel manufatto c'è anche una memoria più personale. Prima del restauro, la cappellina era stata per lungo tempo custodita con attenzione da una donna del posto, ricordata dalla comunità con affetto come “zia Rusina”. La cura quotidiana di quel piccolo luogo di preghiera aveva trasformato la Croce in qualcosa di più di un semplice simbolo religioso: un punto della memoria collettiva della frazione.
Il restauro assume quindi anche il significato di un passaggio di testimone.
Quella cura che per anni era stata affidata a una persona oggi viene raccolta da una comunità e, soprattutto, da giovani che hanno scelto di non lasciare che quel simbolo si deteriorasse fino a scomparire.
La comunità si prende cura della propria memoria
L'iniziativa dei ragazzi di Adiutera dimostra così che la tutela del territorio non passa soltanto dai grandi interventi o dalle opere pubbliche.
Passa anche dalla capacità di riconoscere il valore di un piccolo luogo, di una cappellina, di una Croce, di una storia raccontata dagli anziani e raccolta dai più giovani.
È questa, in fondo, la forza delle comunità locali: riconoscersi nei propri luoghi e fare in modo che ciò che appartiene alla memoria non rimanga soltanto un ricordo.
Ieri ai Salomoni quella Croce è tornata a essere un simbolo vivo.
Di fede, certo. Ma anche di appartenenza, di memoria e di futuro.
E il fatto che a restituirle nuova vita siano stati soprattutto dei giovani rappresenta forse il messaggio più bello della giornata: una tradizione è davvero viva quando qualcuno sceglie di prendersene cura e di consegnarla a chi verrà dopo.