Cassiera di Apice assolta: non rubò 20mila euro dal bar

Il Tribunale di Benevento accoglie le tesi degli avvocati Fucci e Martino: cade l'accusa di furto da 20mila euro per una cassiera di Apice.

A cura di Redazione
04 marzo 2026 16:05
Cassiera di Apice assolta: non rubò 20mila euro dal bar -
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Si chiude con un’assoluzione piena il processo a carico di una 39enne di Apice, finita sul banco degli imputati con le pesanti accuse di furto pluriaggravato ai danni dell’attività commerciale presso cui prestava servizio in qualità di cassiera.

Il Tribunale di Benevento ha accolto integralmente le tesi difensive sostenute dagli Avvocati Vittorio Fucci e Daniela Martino, scagionando la donna dalle accuse che le erano state mosse a seguito della querela presentata dalla titolare dell'esercizio, costituitasi parte civile con l’assistenza dell’Avvocato Elena Cosina.

Le accuse della Procura

Secondo l’impianto accusatorio, la dipendente avrebbe sottratto nel tempo una cifra vicina ai 20.000 euro, frutto degli incassi derivanti dalla vendita di sigarette, consumazioni e "Gratta e Vinci". La Pubblica Accusa contestava alla donna diverse aggravanti, tra cui:

  • La destrezza: l'imputata avrebbe agito eludendo sistematicamente il controllo delle telecamere di videosorveglianza.

  • L’abuso di fiducia: approfittando del proprio ruolo di cassiera.

  • Il danno rilevante: quantificato in una perdita patrimoniale ingente per l'azienda.

Nello specifico, la ricostruzione degli inquirenti ipotizzava tre modalità di sottrazione del denaro:

  1. L'omissione del versamento immediato degli introiti in cassa, lasciando il denaro in zone non monitorate per poi occultarlo nel proprio portafogli.

  2. La registrazione di importi inferiori rispetto a quelli effettivamente battuti sugli scontrini fiscali consegnati ai clienti.

  3. L'utilizzo improprio della funzione "cambio monete" sul registratore di cassa per evitare di generare scontrini fiscali tracciabili.

La sentenza

Nonostante il quadro delineato dalla Procura, la difesa rappresentata dai penalisti Vittorio Fucci e Daniela Martino è riuscita a smontare le prove a carico della 39enne, dimostrando l'insussistenza o l'insufficienza degli indizi di colpevolezza. Il Giudice, condividendo le argomentazioni dei legali difensori, ha dunque pronunciato la sentenza di assoluzione, ponendo fine a una vicenda giudiziaria complessa che vedeva in gioco non solo una somma rilevante, ma anche la reputazione professionale della donna.

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