Caso Santamaria: le nomine politiche e il peso della concussione
L’analisi di Fioravante Bosco sulle differenze tra la vicenda Caritas e l’arresto del dirigente nominato dal Sindaco.
Il recente arresto in flagranza di Gennaro Santamaria, dirigente del Comune di Benevento con l’accusa di concussione, ha scatenato una dura reazione politica da parte di "Noi di Centro". La nota diffusa dal movimento, nel tentativo di giustificare l'accaduto, ha richiamato polemicamente il caso giudiziario di Don Nicola De Blasio, ex direttore della Caritas. Tuttavia, un esame oggettivo dei fatti rivela che il paragone risulta giuridicamente fuori luogo: da un lato vi è una vicenda legata alla sfera privata di un religioso nominato dal Vescovo, dall'altro un presunto reato proprio del pubblico ufficiale che colpisce direttamente l'integrità e il prestigio della pubblica amministrazione sannita.
La distinzione tra le due fattispecie appare netta partendo dalla natura giuridica dei soggetti coinvolti e dalle modalità di nomina dei rispettivi ruoli. Mentre il responsabile della Caritas viene scelto dal Vescovo, che non agisce come pubblico ufficiale, la posizione di Santamaria deriva da un atto diretto del Sindaco Clemente Mastella, il quale ha operato nella sua piena veste istituzionale previa costituzione di un settore ad hoc. Questa differenza trasforma un eventuale illecito commesso nell'esercizio delle funzioni amministrative in una questione di rilevanza pubblica ben più profonda rispetto a reati consumati da soggetti privati, poiché coinvolge la gestione diretta della "res publica" e la responsabilità di chi conferisce l'incarico.
L’incarico conferito a Santamaria solleva inoltre delicate questioni circa la legittimità della procedura adottata, specialmente in relazione all’articolo 110 del TUEL. Secondo recenti orientamenti del Consiglio di Stato e della Cassazione, l'utilizzo di figure esterne non dovrebbe riguardare settori ordinari già riservati ai dirigenti di ruolo e deve essere subordinato alla mancanza di professionalità equivalenti all'interno dell'ente. La normativa vigente stabilisce inoltre che tali incarichi non possano superare i cinque anni complessivi, limite che deve essere rispettato anche in presenza di consiliature diverse, rendendo necessaria una motivazione esplicita e rigorosa che nel curriculum del dirigente in questione non sembra rinvenirsi agevolmente.
Il reato di concussione ai sensi dell’articolo 317 del Codice Penale rappresenta infine una delle condotte più gravi per chi riveste una funzione pubblica, punita con la reclusione da 6 a 12 anni e l'interdizione perpetua. Definita spesso come una sorta di estorsione qualificata dalla natura del soggetto agente, la concussione presuppone un abuso di potere finalizzato a costringere un terzo a dare o promettere utilità indebite. Mettere a confronto una condotta delittuosa individuale con un reato commesso da un pubblico ufficiale nominato da un altro soggetto pubblico appare dunque un'operazione dialettica fragile, che ignora la gravità intrinseca di un crimine che tradisce il mandato istituzionale verso la collettività.
Dott. Fioravante Bosco Già Segretario Generale Uil Benevento Già Comandante del Corpo di Polizia Municipale di Benevento