Caso Maleventum: la difesa chiarisce i veri esiti della sentenza

Si chiariscono i veri esiti della sentenza del Tribunale di Benevento n. 56/2026, presentata nell'articolo in modo distorto e fuorviante.

A cura di Redazione
04 giugno 2026 10:20
Caso Maleventum: la difesa chiarisce i veri esiti della sentenza -
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In merito alla recente pubblicazione intitolata «I fondi per i migranti usati per viaggi e acquisti di lusso», diffusa il 31 maggio a seguito di una nota della Procura regionale della Corte dei Conti, la difesa di Paolo Di Donato e dei vertici del Consorzio Maleventum interviene per fare chiarezza sulla reale portata della sentenza n. 56/2026 emessa dal Tribunale di Benevento. I fatti al centro delle richieste di chiarimenti risalgono in realtà al 2018 e la rappresentazione mediatica emersa rischia di risultare gravemente distorta e fuorviante rispetto alla verità processuale. La pronuncia giudiziaria ha infatti ridimensionato drasticamente il quadro accusatorio, escludendo i reati più gravi che erano stati originariamente contestati agli indagati.

La decisione del Tribunale di Benevento ha sancito l'assoluzione piena per Paolo Di Donato dai reati di associazione a delinquere perché il fatto non sussiste, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche per non aver commesso il fatto, e da tutti gli episodi di corruzione e concussione sempre perché il fatto non sussiste. Di Donato è stato condannato esclusivamente per due specifiche fattispecie circoscritte nel tempo tra il 2015 e il 2016, ovvero la frode nelle pubbliche forniture legata all'agibilità e alla sicurezza di un centro di accoglienza poi chiuso, e il concorso morale in rivelazione di segreto d'ufficio, senza alcuno scopo di lucro. Questa sentenza, che ha visto inoltre l'assoluzione totale di tutti e quattro gli amministratori del consorzio, Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro, è stata già impugnata dinanzi alla Corte di Appello di Napoli.

L'accostamento mediatico tra la sentenza penale e le contestazioni della magistratura contabile genera una profonda confusione che lede l'onorabilità dei soggetti coinvolti. Il Tribunale ordinario ha non a caso ordinato l'immediato dissequestro e la restituzione a Paolo Di Donato di tutti i beni immobili e del denaro che erano stati sottoposti a vincolo cautelare durante le indagini preliminari. Questo provvedimento conferma la mancanza di presupposti per il mantenimento dei sigilli sui patrimoni, smentendo la narrazione di un illecito arricchimento sistematico ai danni dello Stato o delle gestioni assistenziali.

Sul fronte contabile, l'invito a dedurre notificato dalla Procura regionale rappresenta solo un atto istruttorio preliminare rispetto a cui la difesa sta già opponendo precise e articolate argomentazioni. Una parte significativa delle somme contestate non è infatti mai stata erogata dalla Prefettura di Benevento, poiché bloccata da un altro procedimento ancora pendente, e per l'annualità 2018 la stessa Prefettura è rimasta debitrice verso il Consorzio per oltre tre milioni di euro, come confermato dal Tribunale di Napoli. Le spese ritenute non inerenti non provengono affatto dai fondi prefettizi, dato che la struttura operava legittimamente anche con altri committenti senza l'obbligo di contabilità separata. Di Donato ribadisce la propria totale fiducia nella Magistratura e si riserva ogni azione legale a tutela della propria reputazione.

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