Caso Domenico: indagati due medici per falso in cartella
Si aggrava la posizione di Guido Oppido e di Emma Bergononi
Si aggrava la posizione dei medici coinvolti nell'inchiesta sulla tragica morte di Domenico Caliendo, il bambino deceduto lo scorso 21 febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore. La Procura di Napoli e i carabinieri del Nas contestano ora il reato di falso ideologico a due dei sette professionisti già indagati per omicidio colposo.
Le accuse: discrepanze negli orari del cuore
Al centro della nuova contestazione, mossa dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, ci sarebbero presunte manomissioni della cartella clinica. Nel mirino degli inquirenti sono finiti:
Guido Oppido: il cardiochirurgo che ha eseguito l'intervento.
Emma Bergonzoni: seconda operatrice durante il trapianto.
Secondo l'accusa, i due medici avrebbero riportato orari non veritieri circa l’arrivo dell’organo (giunto da Bolzano) e l’inizio della fase di espianto del cuore malato. L'ipotesi è che la documentazione sia stata corretta per far coincidere i tempi tecnici con i protocolli previsti, una versione che però sarebbe stata smentita dalle testimonianze di altri sanitari presenti in sala operatoria.
Sequestri e prove digitali
Le indagini puntano a ricostruire con esattezza cosa sia accaduto tra il 23 dicembre 2025 e il decesso del piccolo. Un elemento chiave potrebbe arrivare dalla tecnologia:
Sequestro di un cellulare: I carabinieri hanno acquisito lo smartphone di un’infermiera (non indagata).
Foto e video: All'interno del dispositivo sarebbero presenti immagini e filmati realizzati proprio durante le fasi cruciali dell’intervento in sala operatoria.
Copia forense: L'analisi tecnica dei dati è stata fissata per il prossimo 26 marzo e servirà a verificare se la sequenza temporale dei file multimediali corrisponda a quanto dichiarato ufficialmente.
Le prossime tappe giudiziarie
Per i due medici la Procura ha richiesto al GIP una misura interdittiva. Entro fine mese è previsto l'interrogatorio dei diretti interessati, assistiti dai legali Alfredo Sorge, Vittorio Manes e Vincenzo Maiello.
Il cuore dell'inchiesta resta la verifica del nesso di causalità tra la gestione dei tempi chirurgici e il decesso del bambino, per accertare se quei minuti di scarto riportati in cartella abbiano avuto un ruolo determinante nel tragico epilogo.