Caso Domenico Caliendo: Interrogatori al Monaldi, i Medici Respingono l'Accusa di Falso
Inchiesta Domenico Caliendo: i medici del Monaldi respingono l'accusa di falso in cartella clinica. Si attende la decisione del GIP di Napoli.
Una giornata carica di tensione quella vissuta ieri nell’aula 715 del nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli. Sotto la lente della Procura e del GIP Mariano Sorrentino ci sono i vertici del reparto di cardiochirurgia dell’ospedale Monaldi, chiamati a rispondere dell'accusa di falso in atto pubblico. L'inchiesta riguarda la tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore fallito.
La Difesa della Cardiochirurga: "Nessuna Manipolazione"
La prima a essere ascoltata è stata la dottoressa Emma Bergonzoni, vice del primario Guido Oppido. L'interrogatorio, durato circa tre ore e segnato da momenti di visibile commozione, si è concentrato sulle presunte modifiche che sarebbero state apportate alla cartella clinica del piccolo paziente dopo l'intervento del 23 dicembre.
Il suo legale, il professor Vincenzo Maiello, ha descritto una deposizione lucida ma sofferta:
"La dottoressa ha ricostruito con estrema precisione ogni passaggio di quei giorni. Ha rivendicato l'assoluta correttezza di quanto riportato in cartella, sostenendo che il documento rifletta fedelmente la realtà degli accadimenti."
Secondo la difesa, le testimonianze raccolte finora dagli inquirenti non corrisponderebbero al vero, aprendo un forte contrasto tra la versione dei medici e le sommarie informazioni testimoniali acquisite dalla Procura.
Tensione per il Primario Guido Oppido
Subito dopo è stato il turno di Guido Oppido, il primario che eseguì materialmente il trapianto. Accompagnato dai legali Vittorio Manes e Alfredo Sorge, il medico è apparso visibilmente provato. Ai cronisti che gli chiedevano uno stato d'animo prima del confronto con il GIP, ha risposto con una battuta amara: "Come volete che mi senta?".
Il Nodo dell'Inchiesta: La Cartella Clinica
Il fulcro dell'indagine non riguarda solo l'esito infausto dell'operazione, ma la trasparenza della documentazione medica. La Procura ha ipotizzato il reato di falso sospettando che la cartella sia stata manomessa a posteriori per coprire eventuali errori procedurali o complicanze non dichiarate.
L’interrogatorio preventivo di ieri è un passaggio cruciale: il GIP dovrà ora decidere se accogliere la richiesta di interdizione formulata dai magistrati, che comporterebbe la sospensione dei medici dall'esercizio della professione.