Caporalato nel Casertano, braccianti sfruttati fino a 14 ore al giorno

Reclutati in strada, trasportati su furgoni fatiscenti e pagati anche meno di un euro a cassetta. Due anni di indagini tra Villa Literno e Mondragone hanno portato a sette provvedimenti.

07 ottobre 2026 13:18
Caporalato nel Casertano, braccianti sfruttati fino a 14 ore al giorno -
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Lavoravano fino a 14 ore al giorno, sette giorni su sette, sotto la pioggia e con il caldo, senza poter assentarsi per malattia e senza nemmeno la possibilità di comunicare liberamente al telefono. Per una giornata di lavoro potevano arrivare a guadagnare appena 30 euro. È il quadro emerso da una lunga indagine sul fenomeno del caporalato nel Casertano, tra Villa Literno e Mondragone.

Le attività investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e condotte dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Caserta, sono durate oltre due anni. Al centro dell'inchiesta lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno, impiegati nei lavori agricoli in condizioni di grave precarietà.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i braccianti erano sottoposti al controllo costante dei cosiddetti “caporali”. Il rischio era quello di perdere il lavoro in caso di malattia, di scarsa produttività o qualora si fossero allontanati durante i controlli delle forze dell'ordine.

I lavoratori, anche fino a 80 al giorno, venivano reclutati direttamente in strada e successivamente trasportati nei luoghi di lavoro a bordo di furgoni fatiscenti, alcuni dei quali destinati anche al trasporto di merci.

Il sistema di pagamento variava in base alle modalità di impiego. Alcuni lavoratori venivano pagati a cottimo, con compensi compresi tra 80 centesimi e 1,50 euro per ogni cassetta raccolta. Altri ricevevano tra 3 e 4 euro all'ora, mentre la paga giornaliera era di circa 30 euro per i nuovi arrivati e arrivava a 50 euro per chi lavorava da più tempo.

Le condizioni di lavoro sarebbero state particolarmente critiche. I braccianti operavano senza essere sottoposti a visita medica, senza servizi igienici o bagni chimici e senza punti di ristoro. Una situazione aggravata dalle lunghissime giornate di lavoro e dall'assenza di tutele fondamentali.

Per ricostruire il funzionamento della rete di reclutamento e sfruttamento, i carabinieri hanno svolto pedinamenti e attività di indagine tecnica, raccogliendo elementi per oltre due anni.

Al termine delle indagini sono scattati diversi provvedimenti. Tre persone, tutte domiciliate in provincia di Caserta, sono state sottoposte all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre per un'altra è stato disposto l'obbligo di dimora. Ad altre quattro persone sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, in relazione al reclutamento e all'impiego di manodopera clandestina.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla posizione dei lavoratori che hanno collaborato con gli investigatori. I braccianti che hanno fornito dichiarazioni ritenute utili alle indagini sono stati collocati in località protette e per loro è stata prevista una prospettiva di protezione e di inserimento socio-lavorativo.

Un intervento che, oltre a fare luce su una presunta rete di sfruttamento, punta dunque anche a sottrarre le vittime del caporalato a un sistema di lavoro caratterizzato da condizioni di forte vulnerabilità e assenza di diritti.

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