Caporalato, in Campania: «Più regolarità per fermarlo»
Coldiretti Campania al tavolo “Supreme 2” con istituzioni e forze dell’ordine: nel 2026 solo 677 quote Flussi assegnate alla provincia
Contrastare il caporalato partendo dalla regolarità del lavoro e dalla possibilità per le imprese agricole di reperire manodopera attraverso percorsi chiari e sostenibili. È questo uno dei temi al centro del tavolo “Supreme 2”, che ha riunito a Salerno autorità, istituzioni e rappresentanti del territorio.
All’incontro ha partecipato anche Coldiretti Campania, che ha illustrato le iniziative messe in campo per sostenere le aziende agricole e i lavoratori stranieri, in sinergia con gli strumenti predisposti dallo Stato per contrastare il lavoro irregolare.
La federazione regionale punta innanzitutto sulla sensibilizzazione degli imprenditori agricoli, invitandoli a verificare e mantenere la regolarità della posizione dei lavoratori stranieri non soltanto al momento dell'assunzione, ma per tutta la durata del rapporto di lavoro. Accanto a questo, Coldiretti offre attività di orientamento legale rivolte agli stranieri, con l'obiettivo di accompagnarli nei percorsi di regolarizzazione e integrazione e sottrarli alla dipendenza dai caporali.
Al tavolo erano presenti il prefetto di Salerno Francesco Esposito, il questore Olimpia Abate, il comandante provinciale dei Carabinieri Andrea Colinardesi e il comandante della Guardia di Finanza Luigi Carbone. Per la Regione hanno partecipato gli assessori Andrea Mornioli alle Politiche sociali, Angelica Saggese al Lavoro, Maria Carmela Serluca all'Agricoltura e Claudia Pecoraro all'Ambiente.
Il nodo della manodopera
Tra i principali problemi affrontati c'è quello della disponibilità di lavoratori nei campi, soprattutto in vista del nuovo precaricamento delle istanze legate al Decreto Flussi.
Secondo Coldiretti Campania, il sistema rappresenta oggi lo strumento principale per rispondere alla richiesta di manodopera straniera, ma negli ultimi anni si è registrato un calo delle domande presentate dagli agricoltori. Un calo che, sottolinea l'organizzazione, non corrisponde a una diminuzione del fabbisogno delle aziende.
A pesare sarebbero soprattutto la complessità delle procedure e l'incertezza sui tempi. Elementi che, secondo Coldiretti, spingono alcuni imprenditori a rinunciare a presentare la domanda, contribuendo così ad alimentare precarietà e irregolarità.
I dati relativi alla provincia di Salerno fotografano la situazione: nel 2026 sono state assegnate 677 quote. Di queste, circa 140 sono state presentate da Coldiretti per conto dei propri associati e, secondo quanto riferito dall'organizzazione, sono tutte entrate in quota, ma risultano ancora in fase di valutazione.
«Servono strutture più forti»
Coldiretti precisa che l'incertezza sui tempi non viene attribuita a una negligenza delle istituzioni, ma evidenzia la necessità di rafforzare gli uffici chiamati a gestire le pratiche.
La richiesta riguarda in particolare Ispettorati territoriali del Lavoro, Prefetture e Questure, affinché possano disporre di risorse adeguate a sostenere il carico delle procedure. Il problema, infatti, riguarda anche la stagionalità agricola: quando l'iter si prolunga, può accadere che il periodo di maggiore necessità di manodopera sia già terminato.
Da qui l'appello di Coldiretti a superare quella che viene definita una «grande sfiducia» generata dalla burocrazia. Per l'organizzazione, il numero contenuto delle istanze presentate dagli associati non riflette il reale fabbisogno delle imprese, ma rappresenta anche il risultato delle difficoltà incontrate dagli imprenditori.
Superare il “click day”
Per Coldiretti, la lotta al caporalato passa dunque dalla costruzione di condizioni di regolarità e accesso al lavoro. Tra le proposte avanzate c'è il superamento della logica del “click day” e l'introduzione di un piano di stabilizzazione lavorativa.
L'obiettivo è consentire, secondo la proposta, la regolarizzazione di quei lavoratori entrati in passato in Italia per motivi di lavoro subordinato ma il cui iter amministrativo non si è concluso, attraverso nuove proposte di assunzione da parte di aziende in possesso di adeguata capacità economica e finanziaria.
Per Coldiretti, favorire percorsi regolari significherebbe far emergere il lavoro sommerso, sostenere le imprese che rispettano le regole e rafforzare, allo stesso tempo, il tessuto produttivo agricolo della provincia di Salerno.