Campi Flegrei, l'energia si scarica: perché la terra trema ma la deformazione rallenta?
L'analisi dei dati INGV spiega il paradosso del bradisismo tra scosse e deformazione.
Alle ore 04:17 di questa mattina, 25 giugno 2026, una forte scossa di magnitudo Md 3.6 ha ridestato l'attenzione mediatica e la comprensibile apprensione della popolazione flegrea e dei quartieri occidentali di Napoli. L'evento sismico, localizzato dalla rete di monitoraggio dell'INGV - Osservatorio Vesuviano a una profondità di appena 2.6 km nell'area di Pozzuoli (località Arco Felice/Monte Nuovo), si inserisce nel cuore di un nuovo sciame sismico ravvicinato iniziato circa 48 ore fa. L'analisi dei dati strumentali grezzi permette di spogliare l'evento dall'allarmismo sensazionalistico per comprendere la reale evoluzione della crisi bradisismica in corso, che riflette pienamente lo scenario previsto per il Livello di Allerta Giallo.
L'ipocentro estremamente superficiale, tipico dei sismi vulcanici e idrotermali, determina un risentimento macrosismico elevato in superficie poiché l'energia non ha lo spazio geologico per attenuarsi prima di investire le fondazioni urbane. Come evidenziato dalla Mappa di Scuotimento (modello Oliveti Faenza Michelini 2022), l'accelerazione di picco del suolo nell'epicentro ha toccato il 3.38%g, traducendosi in un'intensità macrosismica pari al grado V della scala MCS, con uno scuotimento moderato e danni assenti o leggerissimi a intonaci degradati. L'attenuazione delle onde sismiche verso l'entroterra napoletano, come Giugliano e Marano, è drastica a riprova che la struttura calderica dissipa rapidamente l'energia ad alta frequenza a causa della sua forte fratturazione e della presenza di fluidi caldi nel sottosuolo.
L'analisi dei dati su scala mensile da inizio anno evidenzia un fenomeno geologico di grande interesse e apparentemente controintuitivo, caratterizzato da una progressiva decelerazione e stabilizzazione della velocità di sollevamento del suolo registrata alla stazione GNSS storica di Rione Terra. Rispetto ai picchi di fine 2025, quando il sollevamento viaggiava a circa 25 mm/mese, da febbraio 2026 la deformazione si è assestata su un valore costante di circa 10 mm/mese, trend confermato anche dai dati parziali di giugno. Questo rallentamento spiega perché, nonostante la terra continui a tremare con scosse significative come il 4.4 di maggio o il 3.6 odierno, il suolo si stia sollevando più lentamente.
La risposta a questo paradosso risiede nella meccanica delle rocce, poiché il volume crostale superficiale costituito nei primi 3 km da piroclastiti, tufi e lave sottili è sottoposto da anni a uno stress elastico continuo a causa della pressione esercitata dal sistema idrotermale sottostante di gas e fluidi supercritici. Anche se l'immissione di fluidi rallenta provocando una minore velocità di sollevamento, le rocce hanno già accumulato una quantità enorme di energia elastica e, quando viene superato il loro limite di rottura, la crosta si frattura bruscamente rilasciando l'energia sotto forma di sciami sismici concentrati in un rilascio differito nel tempo. A conferma di ciò, i dati dell'ultimo mese indicano che i flussi stabili di CO2 mostrano trend pluriennali di riscaldamento senza variazioni repentine legati a risalite di magma primario, la temperatura della fumarola profonda BG alla Solfatara resta stabile attorno ai 173 °C, e la sismicità intermittente rimarrà una costante fino a quando il tasso di deformazione verticale non si azzererà del tutto per un tempo prolungato.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 25 giugno 2026