Campania, sprint sanità: attive 98 Case e 13 Ospedali di comunità

A pochi giorni dalla scadenza del Pnrr, la Regione accelera sulla rete territoriale ma i sindacati lamentano forti carenze di organico.

23 giugno 2026 07:27
Campania, sprint sanità: attive 98 Case e 13 Ospedali di comunità -
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A pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno 2026 fissata dal Pnrr, la Regione Campania ha attivato ufficialmente 98 Case di comunità e 13 Ospedali di comunità per rivoluzionare l'assistenza sanitaria territoriale. L'operazione, coordinata da Palazzo Santa Lucia per decongestionare i pronto soccorso e avvicinare le cure ai cittadini, vede una forte concentrazione di strutture nel Napoletano, dove circa ottocento medici sono già operativi. Tuttavia, l'avvio della nuova rete si scontra con il duro scetticismo dei sindacati di categoria, che denunciano gravi carenze di personale e dotazioni tecniche insufficienti, chiedendo un tavolo di confronto urgente.

Il bilancio attuale fotografa una netta accelerazione rispetto alla tabella di marcia, anche se i numeri complessivi restano inferiori rispetto ai target inizialmente programmati. La previsione di partenza della sanità campana stimava infatti l'apertura di 171 Case di comunità e 47 Ospedali di comunità, ma dagli uffici regionali assicurano che i presidi attuali sono già tutti perfettamente funzionanti e rispondenti ai requisiti ministeriali, senza escludere ulteriori inaugurazioni prima della fine del mese.

La mappa della nuova geografia assistenziale si concentra prevalentemente nel bacino partenopeo, l'area a maggiore densità abitativa dell'intera regione. Il capoluogo campano ospita attualmente ventidue strutture, mentre altre ventisette sono dislocate nei comuni della provincia di Napoli, lasciando alle restanti province il compito di coprire il fabbisogno delle aree interne e periferiche.

La vera sfida si sposta ora sul fronte della sostenibilità del servizio e della reale efficienza delle prestazioni erogate. Le sigle sindacali continuano a segnalare forti criticità legate non solo alla scarsità di medici e infermieri dedicati, ma anche alla mancanza di macchinari diagnostici all'avanguardia all'interno delle mura dei nuovi centri, sollecitando la Regione a un incontro chiarificatore per evitare che le nuove aperture rimangano soltanto scatole vuote.

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