Campania, addio a 10.236 partite Iva tra commercio e turismo
In sei anni la regione perde il 7,7% dei lavoratori autonomi: un segnale d'allarme per la tenuta del sistema produttivo e locale.
Tra il 2019 e il 2025, la Campania ha assistito a una preoccupante contrazione della propria base imprenditoriale, con oltre diecimila piccoli operatori che hanno cessato l'attività nei settori dell'accoglienza e della vendita. L'elaborazione condotta da Confesercenti su dati camerali mostra come il numero degli indipendenti sia sceso da 133.711 a 123.475 unità in soli sei anni. Sebbene il calo campano risulti meno violento rispetto alla media nazionale, la perdita di oltre diecimila partite Iva rappresenta un impoverimento del tessuto sociale ed economico che colpisce al cuore i servizi di prossimità e l'indotto turistico regionale.
La dinamica campana si inserisce in un quadro di sofferenza generalizzata che attraversa l'intero Paese, sebbene il Mezzogiorno mostri una capacità di resistenza superiore rispetto alle regioni settentrionali e centrali. Mentre la Campania contiene la flessione al 7,7%, il Nord Italia registra una contrazione del 15,6% e il Centro sprofonda fino a sfiorare il 20% di perdite. In termini assoluti, il confronto con i colossi produttivi del Nord è impietoso: la Lombardia ha perso oltre 25.000 lavoratori autonomi nello stesso arco temporale, seguita dal Lazio e dal Veneto, delineando una crisi strutturale della piccola impresa italiana.
Il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, ha evidenziato come la scomparsa di queste realtà comprometta la densità produttiva dei territori e il pluralismo dell'offerta commerciale. Le cause di questa emorragia sono molteplici e spaziano dall'aumento dei costi energetici post-pandemia fino alle difficoltà oggettive nell'ottenere credito bancario per le piccole operazioni. A pesare è anche la pressione degli affitti commerciali e lo squilibrio competitivo creato dai giganti dell'e-commerce, che rendono sempre più difficile la sopravvivenza dei negozi fisici e delle agenzie di viaggio radicate sul territorio.
Per frenare questa tendenza è necessario un cambio di passo nelle politiche economiche che includa tutele assistenziali più forti e incentivi concreti per favorire il ricambio generazionale. La sfida principale consiste nel rendere nuovamente sostenibile l'autoimprenditorialità attraverso un riequilibrio della tassazione e un sostegno diretto agli investimenti nell'innovazione. Senza un intervento mirato sui costi fissi e una semplificazione della burocrazia, il rischio è che la funzione sociale ed economica svolta dai piccoli imprenditori svanisca definitivamente, lasciando i centri urbani privi di servizi essenziali.