Camorra e politica: condannati ex sindaco e padre consigliera regionale

La Corte d'Appello di Napoli ribalta il verdetto di primo grado: inflitte pesanti condanne per scambio elettorale politico-mafioso.

A cura di Redazione
24 aprile 2026 09:19
Camorra e politica: condannati ex sindaco e padre consigliera regionale -
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La Corte di Appello di Napoli ha emesso la sentenza di secondo grado nel processo nato dall'inchiesta della Dda sui presunti intrecci tra la politica locale di Melito e il clan camorristico degli Amato-Pagano. Il collegio giudicante ha condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione l'ex sindaco Luciano Mottola e l'ex presidente del consiglio comunale Rocco Marrone, entrambi precedentemente assolti dal Gup Lombardo. La decisione segna un punto di svolta significativo nell'indagine avviata nell'aprile 2023, che aveva portato all'esecuzione di diciotto misure cautelari a carico di amministratori, imprenditori e presunti esponenti della criminalità organizzata.

Il procedimento giudiziario, coordinato dal pm Giuliano Caputo della procura antimafia partenopea, ha fatto emergere un quadro complesso di reati che spaziano dallo scambio elettorale politico-mafioso all'associazione di tipo mafioso, fino alla corruzione e alla tentata estorsione. Le risultanze dibattimentali in secondo grado hanno ora consolidato le responsabilità penali per molti degli imputati coinvolti, rovesciando in parte le conclusioni del primo processo che avevano inizialmente scagionato alcuni esponenti politici di primo piano.

Tra le altre posizioni definite dalla Corte figurano condanne severe per diverse figure chiave dell'inchiesta, tra cui l'imprenditore Emilio Rostan, padre della consigliera regionale Michela Rostan, punito con sette anni e quattro mesi di reclusione per corruzione. Le condanne hanno interessato anche Salvatore Chiariello, che dovrà scontare dodici anni e mezzo, Giuseppe Siviero, condannato a undici anni e quattro mesi, e Luigi Ruggiero, destinatario di una pena di cinque anni e otto mesi.

Il dispositivo della sentenza ha infine stabilito pene di cinque anni e quattro mesi rispettivamente per Vincenzo Marrone e Antonio Cuozzo. Con questo verdetto la giustizia delinea con maggiore fermezza le responsabilità legate ai tentativi di infiltrazione della malavita nel governo cittadino, confermando la gravità dei fatti contestati e l'impatto degli attentati ai diritti politici dei cittadini che erano al centro dell'attività investigativa della Direzione Investigativa Antimafia.

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