Camorra e cyber-truffe: il "polacco" svuotava i conti online
Dalle truffe online ai siti bancari clonati: il "polacco" svuota i conti per 300mila euro al giorno. Una rete hacker colpisce tutta Italia.
Non servono più pistole o azioni di forza per far tremare i patrimoni. Oggi, alla camorra basta un computer, una poltrona e il talento cristallino — quanto criminale — di un hacker venticinquenne. L'inchiesta della Dda di Napoli e dei Carabinieri ha smantellato una rete transnazionale legata al clan Mazzarella, capace di svuotare conti correnti da Nord a Sud dell'Italia, arrivando fino in Spagna.
L'Hacker "in Prestito" e il Business della Pace
Al centro della vicenda c'è un giovane di 25 anni, soprannominato "il polacco". Il suo profilo è quello di un mercenario del bit: tecnicamente al servizio del clan Licciardi, veniva "concesso" ai rivali Mazzarella in nome del profitto. In tempo di pace, il business digitale non conosce bandiere.
Il volume d'affari documentato è da capogiro:
Guadagni giornalieri: tra i 200 e i 300mila euro.
Singoli colpi: fino a 60mila euro sottratti a una singola vittima in pochi minuti.
Periodo di attività: dal 2022 al 2024, con circa 60 vittime accertate.
L'Arsenale Digitale: Spoofing e Phishing 2.0
L'organizzazione non si limitava all'invio di email fraudolente, ma gestiva una vera e propria centrale telefonica. Il modus operandi era sofisticato e poggiava su tre pilastri:
Spoofing: Sui telefoni delle vittime compariva il numero reale della banca, mascherando l'identità dei truffatori.
Mimetismo linguistico: I centralinisti erano scelti per la capacità di simulare accenti e dialetti di diverse regioni italiane per rassicurare i malcapitati.
Insider e Liste: I dati sensibili venivano acquistati dal "polacco" direttamente da soggetti infedeli operanti all'interno degli istituti bancari.
Per incassare il denaro senza lasciare tracce, il clan utilizzava "teste di legno" (spesso tossicodipendenti) per aprire conti correnti, mentre i siti web specchio delle banche venivano pagati in criptovalute.
Le Misure Cautelari e il Ruolo dei Vertici
L'operazione ha portato a 12 arresti in carcere e 4 divieti di dimora. Tra i destinatari figurano i nomi di spicco della dinastia: Ciro e Michele Mazzarella, oltre a Marianna Giuliano.
L'indagine ha inoltre svelato il coinvolgimento di un imprenditore di trasporti funebri dell'avellinese. Il suo compito era il lavaggio del denaro sporco, reinvestito in beni di lusso: orologi Rolex, moto e auto di grossa cilindrata, con l'ambizione di creare una nuova base operativa in Irpinia.
Il Riscatto di una Dipendente
Tra le storie di conti svuotati emerge un unico episodio di resistenza: quello di una dipendente bancaria che, intuito l'inganno, è riuscita a bloccare l'attacco grazie a una tempestiva chiamata al responsabile della sicurezza del proprio istituto, salvando così i propri risparmi.