Caivano, Clan Sautto: Cassazione conferma, cade l'aggravante
Camorra a Caivano: la Cassazione conferma l'impianto accusatorio contro il clan Sautto-Ciccarelli
Si è chiuso nella tarda serata di ieri il capitolo giudiziario dinanzi alla Seconda Sezione della Corte di Cassazione riguardante il narcotraffico gestito dal potente clan Sautto – Ciccarelli, radicato nella roccaforte del Parco Verde di Caivano. Gli Ermellini hanno sostanzialmente confermato l’imponente impianto accusatorio, pur accogliendo alcune significative istanze difensive che aprono ora nuovi scenari in sede di rinvio.
Le decisioni della Suprema Corte
Nonostante la gran parte dei ricorsi sia stata dichiarata inammissibile o rigettata, i giudici di legittimità hanno recepito alcune rilevanti questioni giuridiche sollevate dai collegi difensivi.
Il caso Esposito Michele: Sorprende la decisione riguardante Michele Esposito. La Corte ha annullato la sentenza limitatamente all’aggravante mafiosa, disponendo il rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Napoli per la rideterminazione della pena. È stata accolta la linea del difensore, l'avvocato cassazionista Dario Vannetiello, nonostante l'accertata e nota natura criminale del contesto territoriale in cui sono maturati i reati.
Annullamenti parziali: Anche per Savana Moscardino (difesa dall'avv. Marco Bruttapasta) è giunto un annullamento parziale relativo all'art. 74 d.p.r. 309/90 "per non aver commesso il fatto". Stesso esito per Pietro Iuorio (difeso dall'avv. Rocco Maria Spina), il cui ricorso è stato accolto limitatamente all'aumento di pena per la continuazione esterna.
Rigetti e inammissibilità
Resta invece ferma la condanna per la maggior parte degli imputati. La Suprema Corte ha infatti respinto i ricorsi presentati nell'interesse di:
Giuliano Angelino
Vincenzo Angelino
Antonio Ausanio
Sonia Brancaccio
Gaetano De Gennaro
Pasquale De Gennaro
Cristofaro Iuorio
Salvatore La Malfa
Arsenio Savarese
Il prossimo passo
Per gli imputati che hanno ottenuto l'annullamento parziale, gli atti tornano ora alla Corte di Appello di Napoli. Sarà compito dei giudici partenopei ricalcolare le pene alla luce delle indicazioni fornite dalla Cassazione, con particolare attenzione alla caduta delle aggravanti e alla ridefinizione dei profili di partecipazione associativa.