Braccialetto Elettronico: un fallimento che uccide ancora.

Daniela Zinnanti trucidata dall’ex ai domiciliari. Il controllo a distanza non ferma le lame: chi è pericoloso deve essere neutralizzato.

11 marzo 2026 08:48
Braccialetto Elettronico: un fallimento che uccide ancora.  -
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Non è una tragedia improvvisa, è il fallimento di un protocollo. La morte di Daniela Zinnanti, uccisa a 50 anni con decine di fendenti dall’ex compagno Santino Bonfiglio, non è solo cronaca nera: è la prova schiacciante che le misure di prevenzione attuali sono un paravento di carta contro la furia omicida.

Bonfiglio, 67 anni, era un uomo teoricamente "sotto controllo". Era ai domiciliari per reati contro la persona e, soprattutto, indossava il braccialetto elettronico. Eppure, quel dispositivo non ha salvato Daniela.

Un segnale che suona quando è già tardi

Il braccialetto elettronico viene presentato come la soluzione tecnologica al sovraffollamento carcerario e alla tutela delle vittime. Ma la realtà è brutale: il braccialetto non è una barriera fisica. È un segnalatore che avverte del movimento di un soggetto quando questo ha già deciso di colpire.

In casi di estrema pericolosità, come quello di Bonfiglio, affidarsi a un segnale GPS significa concedere all'assassino il tempo necessario per uccidere prima che chiunque possa intervenire. In via Lombardia, a Messina, il sistema ha forse registrato l'allontanamento, ma non ha potuto fermare la mano che impugnava il coltello.

Mettere in condizione di non nuocere: non è più opzionale

L'articolo 27 della Costituzione parla di rieducazione, ma la sicurezza della vittima deve avere la precedenza assoluta. Quando un uomo ha già mostrato tendenze violente, la misura cautelare non può essere "domestica".

  • L'illusione del controllo: Il braccialetto elettronico crea una falsa percezione di sicurezza nella vittima e un alibi per lo Stato.

  • La necessità della detenzione reale: Chi è un pericolo per la vita altrui deve essere messo nella condizione fisica di non nuocere. Questo significa che la custodia cautelare in carcere non deve essere l'ultima spiaggia, ma la prima barriera per chi ha precedenti specifici.

  • Il tempo della prevenzione è finito: Non serve a nulla sapere dove si trova l'aggressore se non si ha il tempo di bloccarlo.

Una strage che si ripete

Siamo davanti all'ennesimo nome sulla lista delle donne uccise da chi non doveva essere libero di raggiungerle. Se un uomo ai domiciliari con il braccialetto può uscire di casa, percorrere la strada fino alla sua vittima e accoltellarla decine di volte, significa che quel braccialetto è solo un inutile ornamento burocratico.

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