Bonavitacola a Cervinara: Assessore, la Valle Caudina è stanca di mangiare fumo.
Se pensavate che il 2026 fosse l'anno della transizione ecologica e della rivoluzione digitale, non siete mai stati nella Valle Caudina durante una visita istituzionale. Qui, per un miracolo spazio-te...
Se pensavate che il 2026 fosse l'anno della transizione ecologica e della rivoluzione digitale, non siete mai stati nella Valle Caudina durante una visita istituzionale. Qui, per un miracolo spazio-temporale, il calendario segna il futuro, ma le promesse sono rimaste felicemente ancorate ai gloriosi anni '80. Domani alle 17:30, una struttura ricettiva della zona ospiterà l’Assessore Regionale alle Attività Produttive, Fulvio Bonavitacola. Un incontro per parlare di "sviluppo industriale". In un mondo che corre verso l'Intelligenza Artificiale, a Cervinara si pratica ancora il "Romanticismo Industriale": quella strana forma di nostalgia che ci fa sognare ciminiere e catene di montaggio mentre, fuori dalla porta, il mondo reale scricchiola.
La location è una struttura ricettiva, ma stavolta non si mangia. Si consuma solo il solito copione della politica nostrana. È quasi poetico: ci si riunisce nel tempio dell'ospitalità per discutere di fabbriche, ignorando che per arrivare a quel ristorante – o per spedire un file pesante – serve un atto di fede. Parlare di "industria" nel 2026, in una Valle Caudina isolata, è come voler installare l’ultimo software della NASA su un Commodore 64.
La realtà fuori dal finestrino
Mentre l'Assessore dispenserà ottimismo e "visioni", la realtà dei cittadini è fatta di tutt'altra materia:
La Ferrovia Fantasma: Sogniamo i distretti produttivi, ma ci basterebbe un treno per Napoli o Benevento.
Le Strade-Groviera: Prima di attrarre i capitali, bisognerebbe attrarre l'asfalto. Le nostre strade sono percorsi a ostacoli che mettono a dura prova ammortizzatori e pazienza.
Fibra Ottica, questa sconosciuta: Nel 2026 l'industria è bit, dati e connessione ultra-veloce. Ma qui, spesso, la fibra è solo quella alimentare dei prodotti tipici, perché quella digitale va ancora a carbonella.
Il copione è un classico: l'Assessore arriva, sorride, ascolta e promette finanziamenti "in arrivo". Accanto a lui, il politico locale di turno lo esibisce come un trofeo, un segnale che "abbiamo i contatti giusti". Ma a che servono i contatti se mancano i collegamenti? Siamo nel 2026, ma la politica sembra convinta che il consenso si cucini ancora con le parole, mentre il territorio urla il bisogno di manutenzione ordinaria. Più che di industrie nate già vecchie, avremmo bisogno di una ferrovia che funzioni, di strade senza buche e di tecnologie che ci permettano di restare nel presente, senza dover emigrare.
Buon ascolto a tutti, dunque. Con la speranza che, tra una promessa e l'altra, qualcuno si ricordi che le industrie senza infrastrutture sono come le cene nei ristoranti senza cibo: una bellissima messa in scena che però lascia tutti a stomaco vuoto.