Biodigestore di San Domenico, il Comune cambia linea nel giorno dell’udienza al TAR

L’opposizione chiede spiegazioni sulla nuova ordinanza che consente il completamento dell’impianto. Nel mirino anche la gestione delle biomasse, la tracciabilità dei materiali e i controlli sulla salute pubblica

08 settembre 2026 18:47
Biodigestore di San Domenico, il Comune cambia linea nel giorno dell’udienza al TAR -
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Il Comune cambia linea sul biodigestore di contrada San Domenico proprio nel giorno in cui, davanti al TAR Campania, è in discussione il ricorso presentato da Benevento Biometano contro i provvedimenti adottati dall’amministrazione. Una coincidenza temporale che, secondo i consiglieri comunali di opposizione, rende ancora più necessaria una spiegazione chiara e puntuale alla città.

La nuova ordinanza dirigenziale modifica infatti in maniera significativa il quadro delineato dal precedente provvedimento del 16 giugno e consente il completamento dell’impianto, subordinandolo al rispetto di specifiche prescrizioni ambientali.

È proprio su questo passaggio che l’opposizione concentra le proprie domande: perché l’amministrazione ha modificato oggi, e in maniera così rilevante, l’impostazione dell’ordinanza adottata dopo le criticità rilevate dall’ARPAC? E perché, sostengono i consiglieri, non è stata ancora fornita alla cittadinanza una ricostruzione completa di quanto accaduto?

Secondo quanto evidenziato dall’opposizione, le prime segnalazioni dei cittadini relative ai miasmi risalirebbero allo scorso novembre, mentre i primi interventi degli organi di controllo sarebbero avvenuti a febbraio. Già a maggio, inoltre, erano state sollecitate verifiche e maggiore trasparenza.

Da qui un'altra domanda: perché si sarebbe atteso così a lungo prima di intervenire sull'accumulo di ingenti quantità di biomasse, in un impianto che risulta ancora un cantiere in fase di completamento?

Ma il nodo centrale riguarda anche la destinazione del materiale già rimosso.

I consiglieri chiedono di sapere dove siano state conferite le biomasse già movimentate, quali impianti le abbiano ricevute, con quali autorizzazioni e attraverso quali controlli. E, soprattutto, chiedono che venga resa pubblica la destinazione delle ulteriori biomasse che la società non potrà più stoccare nell'area di San Domenico.

«La tracciabilità di questi materiali deve essere garantita», sostengono i rappresentanti dell'opposizione.

C'è poi un ulteriore fronte sul quale vengono chiesti accertamenti. L'opposizione ritiene necessario chiarire se esista un eventuale rapporto tra la gestione delle biomasse, le criticità registrate nell'area di Ponte Valentino, il depuratore gestito da Multiservice ASI e gli eventi che hanno interessato il fiume Calore.

Una precisazione viene però messa nero su bianco: non viene affermata l'esistenza di un rapporto causale, ma viene chiesto che ogni possibile collegamento venga verificato dagli organismi competenti e che gli eventuali risultati siano resi pubblici.

Il tema più delicato resta quello della salute pubblica.

L'opposizione chiede di sapere quali controlli autonomi abbia effettuato il Comune per valutare le possibili ricadute sulla popolazione, sul territorio, sulle attività agricole e sugli animali.

E se eventuali ulteriori analisi o atti dell'ARPAC non fossero stati disponibili per ragioni legate a un'indagine giudiziaria, secondo i consiglieri questo non dovrebbe tradursi in un vuoto informativo per la cittadinanza.

«Il Comune deve attivare tutti gli strumenti di propria competenza e coinvolgere gli enti tecnici necessari», sottolineano.

Il punto, spiegano, non è alimentare allarmismi, ma garantire che l'amministrazione disponga di elementi concreti per rassicurare la popolazione.

Non sarebbe quindi sufficiente affermare che non emergono pericoli perché nessuna autorità li ha segnalati. Secondo l'opposizione, ai cittadini deve essere data una risposta più precisa: «Abbiamo verificato, abbiamo controllato e abbiamo dati sufficienti per spiegare cosa sta accadendo».

Un passaggio che investe direttamente anche il ruolo dell'amministrazione comunale. La pendenza di un procedimento penale, sottolineano i consiglieri, non può sospendere i doveri dell'ente, così come le competenze attribuite ad altri organismi non possono diventare, a loro giudizio, un motivo per sottrarsi alle responsabilità proprie del Comune.

Nel documento viene richiamato anche il ruolo del sindaco quale autorità sanitaria locale, con riferimento alle responsabilità connesse alla tutela della salute della comunità.

Da qui la richiesta di rendere immediatamente disponibili tutti gli elementi utili a ricostruire la vicenda: atti, analisi, verbali dei sopralluoghi, prescrizioni, cronoprogramma degli interventi di adeguamento e documentazione relativa alla movimentazione delle biomasse, compresa l'indicazione degli impianti di destinazione.

Infine, l'opposizione torna a chiedere la convocazione del Consiglio comunale, già sollecitata il 26 luglio.

Una richiesta che, alla luce della nuova ordinanza e dell'udienza davanti al TAR, viene rilanciata con forza.

La posizione dei consiglieri è netta: nessun allarmismo e nessuna polemica, ma dati, controlli, responsabilità e trasparenza.

Perché sul biodigestore di San Domenico, e soprattutto sui possibili riflessi ambientali e sanitari della vicenda, la città chiede risposte documentate e verificabili.

A firmare la presa di posizione sono i consiglieri comunali di opposizione Giovanna Megna, Luigi Diego Perifano, Floriana Fioretti, Raffaele De Longis, Giovanni De Lorenzo, Francesco Farese, Angelo Miceli e Marialetizia Varricchio.

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