Battipaglia, pizzo e racket della droga: tre fermi per l'incendio delle auto

Rifiuta di spacciare e pagare la tangente: la Dda di Salerno blocca il gruppo criminale della Piana del Sele prima della fuga.

20 agosto 2026 14:54
Battipaglia, pizzo e racket della droga: tre fermi per l'incendio delle auto -
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Tre persone di 35, 40 e 48 anni, tutte originarie della Piana del Sele, sono state sottoposte a fermo dai carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Battipaglia su disposizione della Dda della Procura di Salerno. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di estorsione consumata, tentata estorsione e incendio, tutti reati aggravati dall'utilizzo del metodo mafioso.

Al centro dell'inchiesta c'è l'incendio di tre auto avvenuto nelle prime ore del 4 agosto scorso in via Carmine Turco, a Battipaglia. Le fiamme distrussero completamente le vetture, che si trovavano parcheggiate in un piazzale condominiale ed erano nella disponibilità di un cinquantenne di Eboli e di un suo familiare convivente.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia, la vittima cinquantenne era stata fatta oggetto, fin dal gennaio scorso, di ripetute e pesanti intimidazioni volte a costringerla a spacciare sostanze stupefacenti per conto del gruppo criminale. Di fronte al suo fermo e deciso rifiuto, gli indagati gli hanno imposto il pagamento di una somma fissa pari a 500 euro alla settimana oppure, in alternativa, il versamento di denaro da frazionare a titolo di pizzo. L'uomo ha ceduto solo in parte alle richieste estorsive, versando complessivamente 450 euro divisi in tre tranche, prima di interrompere definitivamente ogni pagamento nel giugno scorso. Proprio la sospensione dei versamenti, come spiegato dalla Dda, ha fatto scattare la violenta ritorsione incendiaria a inizio agosto.

A commissionare il rogo sarebbe stato il promotore e capo di un'associazione dedita al traffico di droga il quale, nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari con dispositivo di controllo elettronico in provincia di Campobasso, avrebbe continuato a rivolgere minacce alla vittima utilizzando profili social fittizi. L'incendio è stato quindi pianificato ed eseguito con l'aiuto di due complici, tra cui l'esecutore materiale che avrebbe agito dietro la promessa di ricevere cinque grammi di crack come compenso per l'azione criminosa.

Le intimidazioni non si sono fermate neppure dopo le fiamme. Il 7 agosto uno dei complici ha inviato alla vittima un esplicito messaggio minatorio. Successivamente, il presunto mandante ha inviato al fratello dell'esecutore materiale, colpevole di averne rivelato l'identità, un messaggio vocale via WhatsApp in cui minacciava di sparargli alle gambe, arrivando a rivendicare apertamente il controllo criminale assoluto e l'imposizione del coprifuoco sul territorio di Battipaglia.

Per la Procura di Salerno, la solidità del quadro investigativo unitamente al concreto pericolo di fuga ha reso necessario l'emissione del provvedimento restrittivo d'urgenza. Nel corso delle indagini sono stati accertati anche consolidati legami con criminali residenti in Spagna, oltre all'esistenza di una rete di copertura e all'utilizzo abituale di canali di comunicazione schermati per eludere i controlli.

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