Buona sanità

Avellino, dopo mesi di ricovero Katia torna a casa

Era arrivata al Moscati in condizioni disperate, con poche possibilità di sopravvivenza. Dopo un lungo e complesso percorso tra Terapia intensiva e Chirurgia generale, la donna è stata dimessa tra gli abbracci e la commozione del personale sanitario.

07 novembre 2026 14:45
Avellino, dopo mesi di ricovero Katia torna a casa -
Condividi

Una storia di sofferenza, coraggio e speranza che si conclude con un lieto fine all’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino. Protagonista Katia, 51 anni, residente in provincia, che dopo mesi di ricovero e un delicatissimo percorso clinico ha finalmente lasciato l’ospedale per tornare a casa. Ad attenderla, oltre al marito e alla figlia, anche medici, infermieri e operatori sanitari che hanno condiviso con lei una lunga battaglia per la vita, organizzando una festa a sorpresa per celebrare le dimissioni.

La vicenda era iniziata il 21 giugno, quando la donna era arrivata al Pronto soccorso della Città ospedaliera in condizioni estremamente critiche, a causa di una grave emorragia gastrointestinale associata a un quadro settico. Una situazione particolarmente complessa, che metteva seriamente a rischio la sua sopravvivenza.

Alle spalle di Katia c'era già un lungo calvario sanitario, iniziato cinque anni prima con un intervento chirurgico e proseguito, a causa di successive complicanze, con altre due operazioni eseguite in strutture diverse.

Al Moscati la prima fase del ricovero si è svolta nell’Unità operativa di Terapia intensiva, dove l’équipe diretta da Angelo Buglione è riuscita a fronteggiare l'emergenza e a stabilizzare le condizioni della paziente. Superata la fase più critica, Katia è stata trasferita in Chirurgia generale, diretta da Giuseppe Militerno, dove è stata sottoposta ad altri due interventi di elevata complessità.

Le operazioni hanno richiesto una delicata ricostruzione dei collegamenti anatomici dello stomaco, profondamente compromessi dai precedenti interventi e dalle complicanze successive. La gravità del quadro clinico ha reso necessario anche il mantenimento temporaneo della ferita chirurgica aperta, nell'ambito di un percorso terapeutico articolato, accompagnato da un'attenta gestione postoperatoria e da un monitoraggio costante.

«Katia è arrivata in condizioni drammatiche, con prospettive di sopravvivenza molto incerte», racconta il primario Militerno. «Non ci siamo arresi e oggi possiamo festeggiare insieme a lei un risultato che ci riempie di soddisfazione».

Un risultato che, sottolinea il chirurgo, testimonia il valore della sanità pubblica e delle professionalità capaci di affrontare anche le situazioni cliniche più difficili. Militerno ha voluto ringraziare in particolare il collega Buglione, per la gestione della delicatissima fase iniziale, e Francesco Crafa, direttore della Chirurgia oncologica, per il confronto e la collaborazione nelle valutazioni cliniche. Un riconoscimento anche a tutta l'équipe del reparto, che ha seguito la paziente durante i lunghi mesi di degenza.

Ma oltre al risultato medico, a rendere speciale questa storia è stato soprattutto il rapporto umano costruito nel tempo tra Katia e il personale sanitario. Un legame diventato sempre più forte durante i mesi trascorsi in ospedale e culminato nel giorno delle dimissioni con una festa a sorpresa, tra abbracci, sorrisi e lacrime di commozione.

A rendere ancora più intenso il momento è stata la stessa Katia, che ha voluto leggere una lettera di ringraziamento dedicata al chirurgo che l'ha accompagnata in questo difficile percorso e a tutti gli operatori che si sono presi cura di lei. Parole particolarmente toccanti quelle rivolte a Militerno, definito «il mio miracolo, che ha un nome e cognome e un camice bianco».

Un messaggio di riconoscenza che racchiude il senso di una vicenda nella quale competenza medica, lavoro di squadra e vicinanza umana si sono intrecciati, accompagnando una donna che ha rischiato di non farcela fino al tanto atteso ritorno a casa.

Segui Informazione Sei