A.O. San Pio di Benevento, falsa attestazione delle presenze: sospesi per 12 mesi due dirigenti

La Procura contesta a una dirigente biologa e a un dirigente medico i reati di truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico e falsa attestazione della presenza in servizio. Contestate circa 312 ore fittizie alla professionista e 67 al medico.

14 ottobre 2026 14:25
A.O. San Pio di Benevento, falsa attestazione delle presenze: sospesi per 12 mesi due dirigenti -
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Sospensione dal servizio per dodici mesi per due dirigenti dell’Azienda Ospedaliera “San Pio” di Benevento, una dirigente biologa e un dirigente medico sessantacinquenne responsabile di reparto, gravemente indiziati di falsa attestazione della presenza in servizio e truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico. Il provvedimento cautelare interdittivo è stato disposto dal Giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica, al termine di una complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Benevento.

L’indagine ha preso avvio nel maggio 2025, a seguito di mirate acquisizioni informative, e ha riguardato le condotte contestate agli indagati nel periodo compreso tra novembre 2024 e giugno 2025.

Le indagini tra tracciamenti, controlli e pedinamenti

Per ricostruire gli spostamenti dei due professionisti e verificare l’effettiva presenza sul luogo di lavoro, i militari hanno incrociato diversi elementi investigativi. L’analisi dei tabulati telefonici e dei dati delle celle telefoniche (BTS) ha consentito di verificare la posizione dei dispositivi durante gli orari di servizio.

Per la dirigente biologa sono stati utilizzati anche i dati del sistema GPS installato sull’autovettura in uso alla professionista, confrontati con le rilevazioni del Sistema Centralizzato Nazionale Targhe e Transiti. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, gli spostamenti del veicolo e quelli del telefono cellulare risultavano coincidenti e incompatibili con la presenza in ospedale.

L’attività investigativa ha inoltre coinvolto compagnie aeree e forze di polizia aeroportuali. Gli accertamenti avrebbero documentato che, in alcune giornate in cui la dirigente risultava regolarmente in servizio in reparto, la stessa si sarebbe invece imbarcata su voli diretti all’estero, con viaggi in Portogallo e Francia, oltre che verso altre città italiane.

A completare il quadro probatorio sono stati i servizi di osservazione, controllo e pedinamento, accompagnati da rilievi fotografici. In diverse occasioni, la donna sarebbe stata documentata mentre lasciava l’ospedale durante il turno lavorativo per recarsi presso centri medici della regione, dove avrebbe svolto visite e attività professionale privata.

Il badge della collega timbrato dal medico

Un ulteriore elemento sarebbe emerso dall’esame delle schede marcatempo del personale del reparto. Il confronto tra le registrazioni avrebbe evidenziato una sospetta coincidenza temporale tra le timbrature della biologa e quelle del dirigente medico, ritenuta indicativa del fatto che quest’ultimo avrebbe materialmente utilizzato il badge della collega assente per attestarne falsamente la presenza.

Secondo la ricostruzione investigativa, in diverse occasioni sarebbe stata così falsificata la presenza della biologa, mentre in altre circostanze il medico responsabile si sarebbe allontanato dal luogo di lavoro per diverse ore senza registrare l’uscita.

Contestate oltre 379 ore di assenza

Nel complesso, agli indagati vengono contestate circa 312 ore di presenza fittizia per la dirigente biologa, corrispondenti a un profitto illecito quantificato in 8.820,24 euro, e 67 ore per il dirigente medico, per un importo pari a 2.302,12 euro. Il totale delle somme contestate ammonta quindi a 11.122,36 euro.

Valutato il quadro indiziario, il G.I.P. ha ritenuto concreto e attuale il pericolo di reiterazione dei reati, disponendo la sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici e servizi per la durata di un anno nei confronti di entrambi i professionisti.

È stata invece rigettata la richiesta di sequestro preventivo avanzata dal Pubblico Ministero, non essendo stato ravvisato un concreto rischio di dispersione del patrimonio in vista del futuro recupero delle somme da parte dell’erario.

La vicenda resta nell’ambito della fase cautelare e delle contestazioni formulate nei confronti degli indagati, da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

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