Alluvione del Sannio, 11 anni dopo: i fatti sulla diga di Campolattaro

Sulla gestione della diga di Campolattaro intervenne anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, escludendo un nesso causale tra l’invaso e i danni provocati dall’alluvione.

15 ottobre 2026 08:41
Alluvione del Sannio, 11 anni dopo: i fatti sulla diga di Campolattaro -
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Undici anni dopo, l’alluvione che colpì il Sannio nella notte tra il 14 e il 15 ottobre 2015 resta uno degli eventi più gravi nella storia recente del territorio. Le precipitazioni eccezionali provocarono esondazioni, allagamenti e danni ingenti a strade, abitazioni, aziende agricole e attività produttive. Un bilancio pesante, segnato anche dalla perdita di due vite umane.

Benevento e diversi comuni della provincia furono interessati dagli effetti delle piogge e delle piene dei corsi d’acqua, tra cui il Calore e il Tammaro. Le conseguenze coinvolsero sia le aree urbane sia quelle agricole e industriali, rendendo necessari interventi di emergenza e successive procedure per la ricognizione dei danni.

La gestione della diga di Campolattaro

Tra gli argomenti che alimentarono l’attenzione pubblica dopo l’evento vi fu anche la gestione della diga di Campolattaro, sul fiume Tammaro. La questione arrivò in Parlamento e fu affrontata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in una risposta pubblicata negli atti della Camera dei deputati il 24 maggio 2016.

Nel documento, il Ministero riportò le informazioni contenute nella relazione del responsabile della sicurezza dell’impianto, relative ai livelli dell’invaso e alle portate registrate durante l’evento meteorologico. La risposta ministeriale concluse che non risultava un nesso causale tra la gestione della diga e i danni provocati dall’alluvione.

Si tratta di un elemento documentale importante per ricostruire la vicenda e fare chiarezza sulle circostanze che seguirono l’emergenza. L’ipotesi di un rilascio d’acqua che avrebbe contribuito ad aggravare la piena, tuttavia, non può essere presentata come un fatto accertato.

Allo stesso modo, il riferimento contenuto nella risposta ministeriale alle verifiche dell’autorità giudiziaria allora in corso non consente, in assenza di ulteriori atti, di affermare quale sia stato il loro eventuale esito definitivo.

La ricostruzione dei fatti deve quindi attenersi alle informazioni disponibili, distinguendo le ipotesi circolate dopo l’alluvione dai dati e dalle valutazioni riportati nei documenti ufficiali.

La prevenzione del rischio idrogeologico

La ricorrenza riporta al centro anche il tema della prevenzione del rischio idrogeologico. Il monitoraggio dei corsi d’acqua, la manutenzione delle opere, la pianificazione territoriale, i sistemi di allertamento e i piani comunali di protezione civile rappresentano strumenti essenziali per ridurre l’esposizione della popolazione e limitare le conseguenze degli eventi meteorologici estremi.

Un tema che riguarda anche la Valle Caudina, dove la conoscenza delle caratteristiche dei bacini, dei versanti e delle aree abitate è fondamentale per individuare le criticità locali. Le condizioni di ciascun comune devono essere valutate sulla base di dati specifici, senza trasferire automaticamente a un territorio le dinamiche osservate in un altro.

Undici anni dopo, il dovere di ricordare e prevenire

A undici anni dall’alluvione del Sannio, il ricordo delle vittime si accompagna alla necessità di mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza del territorio. La tragedia del 15 ottobre 2015 resta un monito sull’importanza della prevenzione, della gestione del rischio e della capacità di affrontare eventi meteorologici estremi.

Anche la vicenda della diga di Campolattaro richiede una ricostruzione rigorosa, fondata su documenti verificabili e informazioni aggiornate. Distinguere ciò che è stato accertato da ciò che non può essere affermato sulla base delle fonti disponibili è essenziale per garantire un’informazione corretta e rispettosa della verità dei fatti.

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