Airola, rifiuti ancora dopo l’incendio: le aziende diffidano gli enti
A un mese dal rogo di Caracciano, il materiale è ancora nell’area PIP. Le imprese chiedono la rimozione immediata prima delle piogge.
A quasi un mese dall’incendio del 31 agosto nel sito di stoccaggio rifiuti dell’area PIP di località Caracciano, ad Airola, materiale combusto e incombusto risulta ancora presente sul posto. Una situazione che ha spinto le aziende insediate nella zona industriale a formalizzare una nuova e pressante iniziativa.
Per il tramite dell’avvocato Diego Ruggiero, le imprese hanno notificato il 26 settembre una formale diffida e messa in mora, chiedendo la rimozione immediata dei rifiuti e degli altri materiali presenti nell’area, a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
La preoccupazione, spiegano le aziende, è legata anche all'approssimarsi delle piogge. La permanenza dei residui dell’incendio potrebbe infatti determinare, secondo quanto rappresentato nella diffida, fenomeni di dilavamento e la possibile veicolazione degli inquinanti nel suolo, nelle acque superficiali e nella falda, con il rischio di un ampliamento dell’area interessata dalla contaminazione.
Dopo il primo spegnimento, inoltre, l’area è stata interessata da nuove riaccensioni, segnalate al presidente della Regione Campania il 9 settembre e nuovamente tra il 16 e il 17 settembre. Nel frattempo, le rilevazioni effettuate dall’ARPAC hanno evidenziato la presenza di diossine, all’interno di un quadro ambientale che, viene sottolineato, è ancora in fase di consolidamento.
La cronologia
La vicenda è stata seguita dalle aziende dell’area PIP attraverso una serie di iniziative rivolte alle istituzioni.
L’8 settembre è stata inviata una lettera al Prefetto e alla Procura della Repubblica di Benevento, con la richiesta di una presenza dello Stato e di un presidio dell’area.
Il 10 settembre, la Procura di Benevento ha manifestato pubblicamente la propria disponibilità ad autorizzare con immediatezza gli interventi necessari, precisando che il sequestro dell’area non costituisce un ostacolo alle attività.
Tra l’11 e il 17 settembre sono quindi seguite istanze e solleciti alla Regione Campania per ottenere un intervento urgente.
Il 18 settembre la Regione ha comunicato alle aziende di aver avviato le procedure ordinarie il 15 settembre 2026, diffidando il responsabile del sito di stoccaggio al ripristino ambientale dell’area interessata dall’incendio entro il termine di 30 giorni.
È proprio su questo punto che la nuova iniziativa delle imprese intende fare chiarezza.
«La rimozione non può attendere»
Secondo quanto sostenuto nella diffida predisposta dall’avvocato Ruggiero, la rimozione dei rifiuti costituisce una misura di messa in sicurezza d’emergenza, da eseguire immediatamente, e non sarebbe quindi assoggettata al termine di trenta giorni indicato dalla Regione, che viene ricondotto invece al successivo ripristino ambientale del sito.
Le aziende hanno pertanto chiesto all’amministrazione giudiziaria e all’amministratore del sito incendiato di procedere senza indugio alla rimozione integrale del materiale e al suo conferimento presso impianti autorizzati, richiedendo, ove necessario, la relativa autorizzazione all’Autorità Giudiziaria.
Nella stessa comunicazione viene chiesto di dichiarare espressamente l’eventuale impossibilità di procedere.
In caso di mancato intervento dei soggetti ritenuti obbligati, la diffida coinvolge direttamente anche il Comune di Airola, invitato ad attivarsi d’ufficio quale ente territorialmente competente ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 152/2006. Analoga richiesta viene rivolta alla Regione Campania e alla Provincia di Benevento, affinché valutino l’attivazione dell’intervento sostitutivo.
Anche il Comune è stato invitato a comunicare l’eventuale impossibilità di intervenire.
Il timore per le piogge
È questo, per le aziende dell’area PIP, il nodo centrale della questione: il tempo.
«Ogni giorno con quei rifiuti sul posto è un giorno di rischio in più per la salute delle nostre comunità», è il messaggio affidato alla nota. L’obiettivo indicato dalle imprese è quindi quello di ottenere la rimozione del materiale prima dell’arrivo delle piogge, evitando che l’acqua possa entrare in contatto con i residui dell’incendio e favorire il trasporto di sostanze inquinanti.
Le aziende sottolineano inoltre che il semplice posizionamento di sacchi di sabbia sul terreno non cementato non sarebbe, a loro avviso, sufficiente a scongiurare i rischi prospettati.
La diffida del 26 settembre rappresenta così un ulteriore passaggio di una vicenda che, a quasi un mese dal rogo, continua a preoccupare le attività produttive insediate a Caracciano.
Resta naturalmente fermo il rispetto della presunzione di innocenza e delle valutazioni di esclusiva competenza dell’Autorità Giudiziaria sull’eventuale accertamento di responsabilità relative all’incendio.
Il comunicato è promosso da Ambiente & Metalli S.r.l., AR S.r.l., De Sisto Group S.r.l., Ecojunk S.r.l., Ecoworld S.r.l.s., Ermes S.r.l., Melisi S.r.l., Napolitano di Napolitano Angelo & C. S.a.s., Prosider S.r.l. e Viteliu S.r.l.