Agricoltori in rivolta in Puglia, Campania in piazza ma senza una protesta unitaria
Dal Gargano all’Irpinia, cresce la rabbia contro il caro carburanti e i costi di produzione. In provincia di Foggia trattori e autotrasportatori presidiano strade e caselli autostradali.
La protesta degli agricoltori continua in provincia di Foggia, dove oggi sono attivi tre presidi agli ingressi di Vieste. I manifestanti chiedono interventi contro il caro carburante e la crisi dell’olivicoltura. Rallentamenti alla circolazione sono segnalati anche nei pressi dei caselli autostradali di Poggio Imperiale e Candela.
A pesare sono soprattutto il gasolio agricolo, che secondo i manifestanti ha superato 1,60 euro al litro, e il prezzo dell’olio extravergine, che rischia di non coprire i costi di produzione. Una situazione che mette in difficoltà aziende agricole e autotrasportatori.
E in Campania? La protesta c’è, ma resta circoscritta
Dire che la Campania sia completamente ferma sarebbe sbagliato. L’11 ottobre, ad Avellino, gli agricoltori sono scesi in piazza contro il caro gasolio, dando voce alle difficoltà delle imprese. Anche Confcooperative Agroalimentare e Pesca Campania ha lanciato l’allarme sui costi crescenti e sul rischio che diverse aziende non riescano più a sostenersi.
Eppure, rispetto alla mobilitazione pugliese, in Campania non emerge al momento una protesta regionale altrettanto estesa e continuativa.
Perché la Campania non scende in strada con la stessa forza? Le ragioni non sono ancora chiare. Tra le possibili spiegazioni ci sono la frammentazione delle iniziative, le differenze tra le filiere agricole e la mancanza di un coordinamento capace di coinvolgere tutte le province. Non ci sono però elementi sufficienti per attribuire la situazione a una sola causa.
Il problema riguarda anche Napoli, Caserta e Salerno
Il caro carburante e l’aumento dei costi di produzione pesano anche sull’agricoltura campana, dall’olivicoltura alla zootecnia, fino all’ortofrutta. A giugno, Coldiretti Campania aveva già manifestato a Napoli per richiamare l’attenzione sulle difficoltà legate ai prezzi di olio e grano.
La questione, quindi, non è l’assenza di malcontento, ma la capacità di trasformarlo in una mobilitazione comune.
Le domande restano aperte: le associazioni agricole stanno preparando nuove iniziative? Gli autotrasportatori campani intendono unirsi alla protesta? E quali misure concrete sono previste per sostenere le aziende?
La Campania non è in silenzio, ma la protesta non ha ancora raggiunto la visibilità della Puglia. Capire perché e quali risposte arriveranno dalle istituzioni sarà decisivo per evitare che le difficoltà economiche si trasformino in nuove chiusure di aziende agricole.