86enne spara alla moglie malata e si toglie la vita.
Un tragico omicidio-suicidio scuote il quartiere San Donato. L'anziano ha rivolto l'arma prima verso la consorte e poi contro se stesso.
In un appartamento al quarto piano di un condominio in via Shakespeare a Bologna, l’ottantaduenne Roberto Rizzioli ha ucciso la moglie Gianna Galletti, di 86 anni, prima di togliersi la vita. L'uomo ha utilizzato una pistola regolarmente detenuta per esplodere tre colpi totali, due dei quali hanno raggiunto la donna mentre si trovava ancora a letto, mentre l'ultimo è stato fatale per lui. Secondo le primissime ricostruzioni effettuate dalle forze dell'ordine e dagli investigatori giunti sul posto, il drammatico gesto sarebbe stato innescato dallo sconforto per una grave e dolorosa malattia che affliggeva la donna da tempo.
L'allarme è scattato nelle prime ore della giornata, quando alcuni vicini hanno avvertito i forti rumori provenienti dall'abitazione della coppia e hanno immediatamente allertato i soccorsi. I sanitari del 118 sono giunti tempestivamente sul luogo insieme alle pattuglie della Polizia, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato purtroppo inutile. I medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso di entrambi i coniugi, lasciando spazio ai rilievi della scientifica per ricostruire l'esatta dinamica temporale dei fatti.
La notizia ha gettato nello sconcerto l'intero quartiere, dove la coppia era conosciuta da anni come due persone tranquille e riservate. Molti residenti dello stabile descrivono i due anziani come uniti, ma visibilmente provati nell'ultimo periodo dalle crescenti difficoltà legate alla gestione della patologia della donna. Questo elemento ha spinto gli inquirenti a imboccare sin da subito la pista del dramma della disperazione, legato alla fatica e all'impotenza di fronte al declino della salute della consorte.
Le indagini proseguiranno nelle prossime ore per confermare ufficialmente i dettagli del movente e per completare gli accertamenti formali sull'arma da fuoco utilizzata. La tragedia riaccende inevitabilmente i riflettori sulla solitudine che spesso avvolge la terza età e sulle enormi pressioni psicologiche che gravano sui familiari chiamati ad affrontare lunghi e logoranti percorsi di cura all'interno delle mura domestiche.