72enne malata di SLA, ha il via libera per il “suicidio assistito” ma attende da mesi dispositivo.
La denuncia della Coscioni: la paziente paralizzata aspetta da mesi il software già usato in Toscana per il suicidio assistito.
A Napoli, l’Associazione Luca Coscioni ha denunciato il drammatico blocco burocratico che impedisce a “Irene”, una donna di 72 anni affetta da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) dal 2020 e completamente paralizzata, di accedere al suicidio medicalmente assistito. Nonostante l'ASL Napoli 3 Sud abbia accertato fin dall'ottobre del 2025 il possesso di tutti i requisiti previsti dalla sentenza Cappato della Corte Costituzionale, la procedura rimane paralizzata. L'azienda sanitaria campana attende infatti dall'AUSL Toscana Nord Ovest il trasferimento di un software speciale sviluppato dal CNR, uno strumento tecnologico indispensabile per permettere alla paziente di attivare autonomamente la pompa infusionale del farmaco letale tramite il movimento degli occhi, unico mezzo di espressione rimastole.
Nel frattempo, sono trascorsi quattordici mesi dalla presentazione dell’istanza originaria e otto lunghi mesi dalla formale validazione medica dei requisiti, un lasso di tempo in cui le barriere burocratiche stanno consumando le ultime e residue facoltà fisiche della donna. La SLA sta aggredendo progressivamente anche la muscolatura oculare di Irene, minacciando di sottrarle a breve l’unica modalità rimasta per comunicare con il mondo esterno e per azionare i comandi digitali necessari. La difesa legale, guidata dalla segretaria nazionale Filomena Gallo, ha espresso profonda preoccupazione per l’imminente rischio che la paziente rimanga definitivamente prigioniera del proprio corpo e ha annunciato un ricorso d’urgenza al tribunale qualora l’ASL toscana non provveda all’immediato rilascio del programma informatico. L’equipe medica e gli ingegneri del CNR che hanno curato il precedente caso si sono già dichiarati pienamente disponibili a collaborare per calibrare lo strumento sul puntatore di Irene senza alcun costo aggiuntivo, rendendo l'attesa ancora più incomprensibile.
Il nodo centrale della vicenda risiede in un paradosso istituzionale e amministrativo che si consuma tra rinvii formali e la rapidissima progressione della malattia. L’AUSL Toscana Nord Ovest ha temporaneamente congelato la trasmissione della strumentazione scientifica ritenendo necessario procedere a un ulteriore ciclo di collaudi tecnici prima di concedere l’utilizzo del sistema ad altre strutture sanitarie regionali. Tale rinvio appare inspiegabile ai legali dell'Associazione Luca Coscioni e alla stessa famiglia della donna, poiché la medesima interfaccia informatica è già stata ampiamente validata dal Tribunale di Firenze, ha superato severi test di funzionalità ed è stata concretamente impiegata con successo nel marzo del 2026 per assistere il fine vita di “Libera”, un’altra paziente toscana affetta da sclerosi multipla. Persino l'Avvocatura dello Stato è intervenuta sulla questione, specificando chiaramente che le verifiche suppletive evocate dal Ministero della Salute possiedono un valore di mera raccomandazione e non costituiscono in alcun modo un vincolo giuridico o operativo al trasferimento tecnologico.
Il caso fa riemergere con forza le polemiche nazionali sulla reale disponibilità dei presidi tecnologici per il suicidio assistito in Italia, smentendo di fatto le recenti dichiarazioni istituzionali. Durante una recente audizione davanti al Senato della Repubblica, il Presidente del CNR Andrea Lenzi aveva sollevato forti perplessità circa l’esistenza e la reperibilità immediata di dispositivi idonei a garantire l’autosomministrazione del farmaco in pazienti affetti da gravissime disabilità motorie. La vicenda di Irene dimostra invece l’esatto contrario: la tecnologia medica non solo esiste ed è stata brillantemente concepita dal Dipartimento di ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i trasporti del CNR, ma è ferma esclusivamente a causa di un cortocircuito amministrativo tra enti sanitari locali. L'Associazione Luca Coscioni ribadisce che non vi è alcuna necessità di finanziare o progettare nuovi prototipi, ma occorre semplicemente attuare il trasferimento di un bene tecnologico già esistente per rendere effettivo un diritto costituzionale già ampiamente riconosciuto alla cittadina.
Fact Check
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Verificato il: 19 giugno 2026