17enne arrestato dal Ros: progettava una strage a scuola

Ispirato dai massacri di Columbine e Oslo, il giovane costruiva armi e ordigni chimici in un network internazionale di matrice neonazista.

30 marzo 2026 10:26
17enne arrestato dal Ros: progettava una strage a scuola -
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Un piano lucido e spaventoso, alimentato dall'odio razziale e dalla fascinazione per il terrorismo suprematista, è stato sventato dai Carabinieri del Ros. Un diciassettenne di origini pescaresi, residente a Perugia, è stato arrestato con l'accusa di aver pianificato una strage scolastica ispirata al massacro della Columbine High School.

L'ombra del terrore: armi 3D e "Madre di Satana"

Le indagini, coordinate dalla Procura dei minori dell'Aquila, hanno svelato un quadro inquietante. Il giovane non si limitava alla propaganda ideologica, ma stava passando all'azione pratica. Tra il materiale sequestrato sono stati rinvenuti: Manuali tecnici: Istruzioni per la fabbricazione di ordigni bellici e armi da fuoco. Armi 3D: Ricerche specifiche sulla costruzione di pistole e fucili tramite stampanti tridimensionali. Sostanze pericolose: Documentazione su agenti chimici e batteriologici. TATP: Il ragazzo stava studiando come sintetizzare il perossido di acetone, noto come la "Madre di Satana", l’esplosivo tristemente celebre per gli attentati di Parigi e Bruxelles.

Il culto dei "Santi" della violenza

Il minore faceva parte di una rete digitale globale, con base sul gruppo Telegram "Werwolf Division". In questo spazio virtuale, l’ideologia neonazista e accelerazionista si fondeva con il culto della personalità verso i perpetratori di mass shooting.

Assassini come Brenton Tarrant (Christchurch) e Anders Breivik (Oslo e Utøya) venivano celebrati come "santi" da emulare. L'obiettivo dichiarato del gruppo era l'istigazione alla violenza contro minoranze etniche e religiose per destabilizzare l'ordine pubblico.

Un’operazione su vasta scala

L'intervento del Ros non si è fermato al diciassettenne pescarese. I militari hanno eseguito sette perquisizioni tra Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana, coinvolgendo altri minorenni nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Tutti risultano indagati per propaganda e istigazione a delinquere con finalità di discriminazione razziale.

"L'operazione ha permesso di interrompere un processo di radicalizzazione estremamente rapido, evitando che la fascinazione per la violenza si trasformasse in una tragedia reale sul territorio nazionale."

L'inchiesta prosegue ora per mappare interamente i contatti internazionali della rete e verificare l'eventuale disponibilità di armi o sostanze pericolose tra gli altri membri del gruppo.

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