10 Febbraio: il dovere di ricordare, il diritto alla verità
( Alessandro Covino ) Per decenni, a intere generazioni di studenti è stata negata una verità tragica e scomoda. Nei libri di storia, le vicende del confine orientale italiano sono state scientemente...
( Alessandro Covino ) Per decenni, a intere generazioni di studenti è stata negata una verità tragica e scomoda. Nei libri di storia, le vicende del confine orientale italiano sono state scientemente espunte, quasi che il sangue versato in Istria, Fiume e Dalmazia avesse un valore inferiore. È il destino amaro della storia scritta dai vincitori, ma nel caso delle Foibe, il silenzio è stato alimentato per troppo tempo da una complicità politica che oggi, finalmente, la coscienza nazionale ha il dovere di ripudiare. Le foibe non furono atti isolati di una guerra ormai agli sgoccioli, ma il braccio armato di una pulizia etnica sistematica. Tra il 1943 e il 1947, i criminali titini — partigiani comunisti al soldo di Josip Broz Tito — misero in atto un piano deliberato per sradicare la presenza italiana. In quelle profonde voragini carsiche finirono migliaia di innocenti: insegnanti, carabinieri, finanzieri, preti e semplici cittadini. Uomini e donne la cui unica colpa era rappresentare l'Italia o rifiutare l'omologazione al regime jugoslavo. Si stima che le vittime dirette siano tra le 20.000 e le 25.000, ma il bilancio si aggrava drammaticamente se contiamo i desaparecidos inghiottiti dai lager di Goli Otok o Lubiana.
Il peso del silenzio e il ruolo della memoria
Tito, acclamato per anni come eroe antifascista, riuscì a coprire questi orrori con la cortina del revisionismo, spesso godendo dell'indifferenza o del tacito consenso di chi, in Italia, preferiva la retorica della liberazione alla verità storica. È paradossale ricordare come il dittatore jugoslavo sia stato persino insignito delle più alte onorificenze della nostra Repubblica, un insulto vivente alla memoria dei martiri delle foibe.
"L'oblio è il secondo assassino."
Non possiamo permettere che le vittime vengano uccise una seconda volta dall'indifferenza. Grazie alla Legge n. 92 del 30 marzo 2004 e al coraggio di storici come Gianni Oliva, quel tabù è stato finalmente infranto. La verità è emersa dalle cavità della terra per farsi memoria collettiva.
Un seme di pace per il futuro
Oggi celebriamo il Giorno del Ricordo non per alimentare odio o risentimento, ma per rendere giustizia a chi è rimasto per troppo tempo senza voce. Onorare le vittime delle foibe significa affermare i valori della dignità umana e della libertà, ergendo un monito eterno contro ogni forma di totalitarismo. La loro memoria deve diventare un seme di pace, affinché il confine non sia più una ferita aperta, ma il luogo di una verità finalmente condivisa e rispettata.