Valle Caudina: i cittadini hanno diritto a sapere subito cosa stanno respirando.
Non bastano campionamenti a macchia di leopardo e comunicati arrivati dopo giorni. I controlli devono riguardare tutta la Valle e ogni risultato disponibile deve essere comunicato immediatamente ai cittadini.
Quando è in gioco l’ambiente, non possono esistere territori di serie A e di serie B.
L’incendio divampato il 31 agosto nell’area industriale di Airola e la nuova riattivazione del rogo del 9 settembre hanno aperto una questione che va ben oltre i singoli risultati delle analisi ambientali.
La domanda è semplice, ma non può più essere elusa: la Valle Caudina è stata messa nelle condizioni di sapere tempestivamente che cosa stava accadendo e quali precauzioni adottare?
Un incendio di questo tipo non conosce confini amministrativi. Fumi e sostanze trasportate dall’atmosfera possono interessare territori diversi da quello nel quale si trova l'impianto. Per questo una valle come quella Caudina non può affrontare un'emergenza ambientale Comune per Comune e in ordine sparso.
Serve un coordinamento unico.
E serve soprattutto una risposta che metta al centro i cittadini.
Controlli in tutta la Valle
Uno dei punti più importanti riguarda il monitoraggio.
Di fronte a un evento di questa portata, i controlli non dovrebbero fermarsi a pochi punti o essere effettuati soltanto a campione, ma dovrebbero estendersi a tutti i Comuni potenzialmente interessati: Airola, Cervinara, San Martino Valle Caudina, Rotondi, Paolisi, Bucciano, Forchia e Arpaia.
Naturalmente ogni territorio può presentare condizioni differenti e i controlli devono essere organizzati sulla base dei dati tecnici, delle condizioni meteorologiche e della direzione dei venti.
Ma il principio deve essere chiaro: se l'emergenza può interessare l'intera valle, l'intera valle deve essere controllata.
I cittadini hanno diritto a sapere quali controlli sono stati effettuati nel territorio in cui vivono, quando sono stati effettuati e quali risultati hanno prodotto.
Il problema è anche il tempo
Le analisi ambientali richiedono procedure e tempi tecnici. Questo è un dato che nessuno può ignorare.
Ma il tempo necessario per effettuare correttamente un'analisi non deve trasformarsi in un'attesa senza informazioni per la popolazione.
Il caso della riattivazione del 9 settembre è emblematico. ARPAC ha effettuato un ciclo di monitoraggio delle diossine a Cervinara il 9 e 10 settembre e ha comunicato l'11 settembre che il valore rilevato superava il riferimento utilizzato dall'Agenzia.
Il risultato deve essere analizzato e interpretato dagli organismi competenti.
Ma c'è una questione altrettanto importante: quanto tempo deve aspettare un cittadino prima di conoscere un dato che può riguardarlo?
Durante un'emergenza non è sufficiente comunicare soltanto il risultato finale.
La popolazione deve essere informata anche sui controlli in corso, sulle eventuali indicazioni precauzionali e sui risultati disponibili non appena siano verificati e comunicabili.
La trasparenza non significa creare allarmismo.
Significa evitare che, in assenza di informazioni ufficiali, siano i social, le voci e le interpretazioni personali a riempire il vuoto.
Una cabina di regia per la Valle Caudina
Dopo il primo incendio e, soprattutto, dopo la riattivazione del 9 settembre, sarebbe stato ragionevole attendersi un coordinamento più forte tra le amministrazioni della Valle.
Airola, Cervinara, San Martino Valle Caudina, Rotondi, Paolisi, Bucciano, Forchia e Arpaia dovrebbero poter contare su una strategia comune per le emergenze ambientali.
Non necessariamente ordinanze identiche, perché le condizioni possono essere diverse.
Ma almeno una comunicazione coordinata, criteri comuni per informare la popolazione e una rete condivisa di monitoraggio.
Non è accettabile che il cittadino debba ricostruire ciò che sta accadendo mettendo insieme comunicati diversi, post sui social e informazioni diffuse in momenti differenti.
Più controlli, se servono
C'è poi un'altra questione.
Nessuno mette in discussione il ruolo di ARPAC e degli altri organismi pubblici competenti. Ma è legittimo chiedersi se, in una situazione eccezionale, i Comuni possano affiancare ai controlli istituzionali ulteriori attività di verifica attraverso laboratori e strutture qualificate e accreditate per le specifiche analisi.
Non per sostituire gli enti pubblici.
Al contrario, per avere più informazioni, più controlli e, quando possibile, tempi più rapidi.
L'obiettivo deve essere uno solo: conoscere il più rapidamente possibile la situazione ambientale e fornire ai cittadini informazioni affidabili.
Ora bisogna imparare da questa emergenza
La riattivazione del rogo del 9 settembre rende difficile considerare la vicenda come un episodio ormai chiuso.
La macchina istituzionale deve essere pronta a reagire.
Bisogna verificare i tempi di campionamento, la copertura territoriale dei controlli, il coordinamento tra i Comuni e soprattutto i tempi di comunicazione dei risultati.
Perché questa non deve diventare una caccia alle colpe.
Deve diventare una verifica seria di ciò che ha funzionato e di ciò che può essere migliorato.
La Valle Caudina non può permettersi un'emergenza ambientale gestita in ordine sparso.
I cittadini non chiedono privilegi.
Chiedono una cosa molto più semplice: essere controllati, informati e tutelati.
E quando arriva un risultato, soprattutto se riguarda un possibile rischio ambientale, devono essere messi nelle condizioni di conoscerlo il prima possibile.
Perché la salute e l'ambiente non si fermano davanti al cartello di ingresso di un Comune.
La Valle è una sola. Anche l'emergenza deve essere affrontata come tale.