Una ferita mai rimarginata: il ricordo della strage di Acqualonga
Tredici anni dopo il tragico volo dal viadotto dell'A16, la comunità di Pozzuoli e l'Irpinia si uniscono nel dolore per non dimenticare le quaranta vittime.
Il 28 luglio di tredici anni fa, sul viadotto Acqualonga dell’A16 Napoli-Canosa nei pressi di Monteforte Irpino, un tragico incidente autostradale provocò la morte di quaranta persone residenti a Pozzuoli. I viaggiatori stavano rientrando a casa dopo un pellegrinaggio nei luoghi di San Pio quando l'autobus, a causa della rottura del giunto cardanico e del conseguente guasto all'impianto frenante, precipitò per quaranta metri superando barriere di protezione ormai deteriorate dal tempo e dalla salsedine. Ogni anno, le istituzioni locali, i sopravvissuti e i familiari si ritrovano ai piedi di quel viadotto per fare memoria di una tragedia che ha segnato per sempre la storia italiana.
Nel corso dell'ultima cerimonia commemorativa, i sindaci di Monteforte Irpino e Pozzuoli hanno guidato un momento di profondo raccoglimento davanti al Monumento della Memoria, dove la lettura dei nomi dei caduti ha scandito il silenzio tra la commozione dei presenti. Tra le storie che riaffiorano con immutata sofferenza c'è quella della giovane Simona Del Giudice, la vittima più giovane a soli sedici anni, e quella del piccolo miracolo di Francesca, salvata dalla presa protettiva del padre durante la caduta. Particolarmente toccante è stato anche l'abbraccio tra Arianna Adamo, estratta ancora bambina dalle macerie, e il vigile del fuoco che le salvò la vita, culminato nel gesto simbolico di piantare un ulivo al fianco della stele.
Le inchieste e i successivi processi giudiziari hanno portato alla luce una lunga catena di negligenze umane e difetti manutentivi che si sarebbero potuti evitare. Oltre alle precarie condizioni meccaniche del mezzo, che viaggiava senza la regolare revisione, le perizie tecniche hanno dimostrato come i perni delle barriere di sicurezza fossero del tutto corrosi dal sale antighiaccio e mai sottoposti ai necessari controlli. Oggi il ricordo di quanti hanno perso la vita in quella maledetta domenica di luglio non rappresenta soltanto un dovere morale verso le famiglie spezzate, ma un monito permanente sulla centralità assoluta della sicurezza e della prevenzione sulle infrastrutture del nostro Paese.