Tumore dell'ovaio, diagnosi in ritardo per una donna su tre: l'allarme delle associazioni

I dati della survey 'Insieme di insiemi': liste d'attesa e disparità regionali penalizzano le pazienti italiane, soprattutto le più giovani.

26 luglio 2026 19:43
Tumore dell'ovaio, diagnosi in ritardo per una donna su tre: l'allarme delle associazioni -
Condividi

Oltre la metà delle donne colpite da tumore dell'ovaio in Italia deve affrontare attese superiori ai tre mesi prima di ottenere una diagnosi corretta, con il 30% dei casi che supera persino l'anno. È la fotografia emersa dall'indagine condotta a luglio 2026 su un campione di circa 300 tra pazienti ed ex pazienti nell'ambito della campagna "Insieme di insiemi", presentata online per accendere i riflettori sui nodi critici dell'assistenza ginecologica e oncologica nazionale.

L'analisi dei dati evidenzia quanto il fattore tempo sia determinante per l'efficacia delle cure, in una patologia che registra oltre 5.400 nuove diagnosi all'anno. I ritardi più marcati si riscontrano tra le donne under 40, fascia d'età in cui la mancanza di un sospetto clinico immediato rallenta sensibilmente l'avvio degli accertamenti. A fare la differenza è la qualità del primo contatto medico: una paziente su cinque giudica insufficiente la prima valutazione ricevuta, una criticità che si accentua in modo drammatico quando non ci si rivolge subito a un centro specializzato.

Un altro snodo fondamentale riguarda la valutazione del rischio eredo-familiare e l'orientamento verso strutture specializzate ad alto volume. Nelle realtà non di riferimento, quasi un terzo delle donne riferisce controlli genetici e anamnestici poco approfonditi, mentre la presa in carico in un centro dedicato riduce drasticamente i livelli di insoddisfazione e garantisce standard assistenziali decisamente superiori durante l'intero percorso terapeutico.

Oltre alle tempistiche d'accesso alle cure, l'indagine mette a nudo evidenti fratture territoriali ed generazionali nella gestione complessiva della malattia. Il sostegno psicologico, fondamentale per affrontare la patologia, raggiunge la maggioranza delle assistite al Nord ma scende a poco più di una su tre al Centro-Sud e nelle Isole, mentre oltre il 60% delle pazienti sotto i 45 anni denuncia di non aver ricevuto alcuna informazione sulla preservazione della fertilità prima dell'inizio delle terapie. Le associazioni chiedono quindi interventi urgenti per garantire un accesso equo alle innovazioni e ai centri ad alto volume.

Segui Informazione Sei