Tre interventi estetici in un giorno, Vanessa morì dopo l’anestesia

A processo tre sanitari per la morte della 37enne. La pm chiede pene fino a 3 anni e 6 mesi e nuove indagini sulla clinica

26 settembre 2026 07:36
Tre interventi estetici in un giorno, Vanessa morì dopo l’anestesia -
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Tre interventi di chirurgia estetica eseguiti nella stessa giornata, poi il mancato risveglio dall’anestesia. È morta così Vanessa Cella, 37 anni, separata dal marito e madre di un ragazzo di 17 anni, deceduta il 26 marzo 2022 dopo essere stata sottoposta in sequenza a una rinoplastica, a un’addominoplastica e alla sostituzione delle protesi al seno.

La vicenda è al centro del processo in corso davanti al Tribunale di Torre Annunziata. Sul banco degli imputati ci sono tre sanitari, accusati di omicidio colposo: l’anestesista, il chirurgo che eseguì gli interventi e il direttore sanitario della Casa di cura Santa Maria la Bruna, dove furono eseguite le operazioni.

Al termine della requisitoria, la pm Marianna Ricci ha chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi per l’anestesista, 3 anni per il chirurgo e 2 anni e 6 mesi per il direttore sanitario. La pubblica accusa ha inoltre chiesto al giudice Antonio Fiorentino la trasmissione degli atti per consentire ulteriori accertamenti sulla gestione della clinica.

Sotto esame anestesia e assistenza post operatoria

Uno dei punti centrali dell'inchiesta riguarda la quantità di anestetico somministrata a Vanessa, alla quale sarebbe stato aggiunto anche il curaro per l’immobilizzazione durante gli interventi. Ma sotto esame c’è soprattutto la gestione della fase successiva alle operazioni.

Secondo quanto emerso nel processo, la donna rimase complessivamente sotto anestesia per un periodo compreso tra le sei e le sette ore. La contestazione riguarda anche l’assenza di un adeguato monitoraggio nel post operatorio.

Nel corso della discussione, la pm ha richiamato anche il principio secondo cui la responsabilità dell’assistenza dopo un intervento non ricade esclusivamente sull’anestesista, ma coinvolge anche il chirurgo che ha eseguito l’operazione.

A far scattare l'allarme furono gli infermieri della struttura, che chiesero l’intervento di un medico residente nelle vicinanze della clinica. Secondo quanto riferito dall’avvocato di parte civile Enrico Ricciuto, quando Vanessa venne trasferita all’Ospedale del Mare era già senza vita. Una circostanza che, secondo la difesa dei familiari, sarebbe stata riscontrata anche dagli operatori del 118.

Le immagini della videosorveglianza

Un altro elemento acquisito agli atti riguarda i sistemi di videosorveglianza della clinica. Dall’analisi delle immagini, secondo quanto riferito nel corso del processo, sarebbe emersa l’assenza dalla struttura sia dell’anestesista sia del chirurgo nella fase successiva agli interventi.

Il procedimento, iniziato il 9 settembre 2023, si è sviluppato nell’arco di 20 udienze. Sono stati ascoltati 15 testimoni e 15 medici indicati dalle parti.

Nella sua requisitoria la pm ha definito le complicanze verificatesi come prevedibili ed evitabili e ha contestato agli operatori sanitari di non averle affrontate adeguatamente.

La richiesta della parte civile

Per la famiglia di Vanessa, rappresentata dall’avvocato Enrico Ricciuto, resta centrale anche il tema del risarcimento. Il legale ha chiesto che l’eventuale sospensione della pena venga concessa soltanto dopo il risarcimento integrale di tutti i familiari della 37enne.

Ora spetterà al Tribunale valutare le responsabilità dei tre imputati e gli elementi raccolti durante il dibattimento, prima della decisione sul caso.

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