Ticket sanitari non disdetti: Sospendere le richieste di pagamento per gli anni pregressi
Nel mirino gli avvisi inviati dalle ASL campane e dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione per il recupero dei ticket relativi alle prestazioni non disdette tra il 2016 e il 2024.
È scontro sulla vicenda degli avvisi di pagamento per i ticket sanitari non disdetti, recapitati a centinaia di migliaia di cittadini campani dalle ASL e dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Nel mirino le richieste economiche riferite a prestazioni prenotate e non cancellate tra il 2016 e il 2024, che stanno alimentando polemiche e preoccupazione tra le famiglie.
A intervenire con toni duri è l’onorevole Lucia Vuolo, già parlamentare europea e attuale vice segretaria regionale della Lega, che contesta le modalità con cui sarebbe stato avviato il recupero delle somme.
«Trasformare una fisiologica attività di controllo in una gigantesca trappola contabile a danno di centinaia di migliaia di cittadini campani non è un’azione di trasparenza, è solo fegato politico. E sul piano istituzionale è inaccettabile», afferma Vuolo.
Secondo l'esponente della Lega, il problema riguarda soprattutto la distanza temporale tra le prestazioni non disdette e le richieste di pagamento, oltre alla presunta carenza di informazioni fornite agli utenti negli anni interessati.
«Per anni la Regione e le strutture sanitarie regionali non hanno garantito ai cittadini un’informativa chiara, costante e accessibile sul meccanismo delle disdette e sulle relative penali. Oggi centinaia di migliaia di contribuenti si ritrovano a dover affrontare richieste economiche che arrivano anche a distanza di sei, sette o otto anni, con conseguenze pesanti sui bilanci familiari», sostiene.
Vuolo precisa di non mettere in discussione il principio del rispetto delle liste d’attesa e dell’efficienza dei servizi sanitari, ma contesta l’applicazione retroattiva delle procedure di recupero.
«Nessuno contesta il principio di efficienza e di rispetto delle liste d’attesa. Ciò che contestiamo è la scelta politica e amministrativa di utilizzare la normativa in modo cieco e punitivo per scavare a ritroso nel passato».
Per la dirigente leghista, la Regione avrebbe dovuto cogliere l’occasione per intervenire sulle criticità organizzative dei Centri unici di prenotazione (CUP), introducendo regole più chiare e sistemi di comunicazione efficaci, anziché trasferire sugli utenti le conseguenze delle inefficienze del passato.
Da qui anche la richiesta di individuare criteri di salvaguardia per le posizioni più risalenti e di valutare la sospensione delle procedure relative agli anni precedenti. «Pretendere che un cittadino conservi per quasi un decennio la ricevuta di una telefonata o di una disdetta è un sopruso di metodo prima ancora che un azzardo politico», dichiara Vuolo.
La battaglia annunciata si sposta ora sul piano istituzionale. L’onorevole anticipa la presentazione di atti ispettivi per verificare il funzionamento dei sistemi informatici utilizzati per la gestione delle prenotazioni e delle disdette.
La richiesta alla Regione è quella di fermare temporaneamente le procedure di riscossione relative ai periodi pregressi e avviare un piano straordinario di autotutela, senza costi per i cittadini.
«Presenteremo immediatamente tutti gli atti ispettivi opportuni per fare luce sulla gestione informatica delle prenotazioni. Chiediamo all’amministrazione regionale un gesto immediato di buonsenso: sospendere le procedure di riscossione per gli anni pregressi e avviare un piano straordinario di autotutela a costo zero per i cittadini».
La conclusione di Vuolo è un attacco diretto alla gestione della sanità regionale: «La sanità campana non si risana tartassando gli utenti che per anni hanno subito liste d’attesa interminabili, ma riorganizzando i servizi con rispetto ed empatia verso la comunità».