Ticket sanitari arretrati, pioggia di avvisi: è polemica sulla riscossione
Avvisi per ticket sanitari risalenti fino al 2016: dubbi sulla retroattività delle richieste e sulla tutela dei dati sanitari.
Centinaia di avvisi di pagamento stanno arrivando in questi giorni nelle case di numerosi cittadini. A notificarli è l’Agenzia della Riscossione e nel mirino ci sono ticket sanitari che risalirebbero, in alcuni casi, anche a diversi anni fa, con episodi che arrivano fino al 2016.
Una situazione che sta alimentando perplessità e malumori tra i destinatari delle richieste. Il cittadino si trova infatti a dover ricostruire, a distanza di anni, se abbia effettivamente prenotato una prestazione sanitaria, se si sia presentato all’appuntamento e, soprattutto, se abbia provveduto al pagamento del relativo ticket.
A rendere ancora più delicata la vicenda è il contenuto degli avvisi. Le comunicazioni riporterebbero infatti indicazioni dettagliate sulle prestazioni sanitarie interessate. Un elemento che solleva interrogativi anche sotto il profilo della tutela dei dati personali e sanitari, materia sottoposta a specifiche garanzie dalla normativa sulla privacy.
La nuova disciplina sulle disdette
Alla base della nuova attività di riscossione viene richiamata la normativa introdotta nel 2024 nell’ambito delle misure per la riduzione dei tempi delle liste d’attesa. Il decreto-legge n. 73 del 2024, convertito nella legge 29 luglio 2024, n. 107, ha previsto un rafforzamento del ruolo del Centro unico di prenotazione (CUP), chiamato anche a gestire un sistema di disdetta delle prenotazioni.
L’articolo 3, comma 5, stabilisce che il sistema debba consentire di ricordare all’assistito la data della prestazione e di richiedere la conferma o la cancellazione della prenotazione almeno due giorni lavorativi prima dell’erogazione, anche da remoto.
Il successivo comma 7 introduce una conseguenza economica per chi non si presenta all’appuntamento senza una giustificata disdetta, fatti salvi i casi di forza maggiore e di impossibilità sopravvenuta. In queste circostanze, anche l’assistito esente sarebbe tenuto al pagamento della quota ordinaria di partecipazione al costo della prestazione prenotata e non usufruita.
Il nodo della retroattività
È proprio sull'applicazione nel tempo della disciplina che si concentra una parte delle contestazioni.
La questione posta da Associazione Benevento Domani è se la nuova disciplina possa essere utilizzata per richiedere somme relative a prestazioni o appuntamenti risalenti ad anni precedenti alla sua entrata in vigore.
Secondo l’associazione, una normativa introdotta per rafforzare il sistema di prenotazione e disdetta delle prestazioni sanitarie non dovrebbe essere applicata retroattivamente a fatti verificatisi prima del 2024. Da qui la possibilità, prospettata dall’associazione, di contestazioni e ricorsi da parte dei cittadini destinatari degli avvisi.
Tra gli strumenti indicati viene richiamato anche l’istituto dell’autotutela previsto dallo Statuto dei diritti del contribuente, con la possibilità di chiedere all’amministrazione competente di verificare la legittimità della pretesa e, nei casi previsti, procedere al suo annullamento.
Privacy, un altro fronte della contestazione
C’è poi il tema della riservatezza. La descrizione dettagliata delle prestazioni sanitarie contenuta negli avvisi, secondo l’associazione, meriterebbe una verifica anche sotto il profilo della protezione dei dati personali.
Si tratta di un aspetto particolarmente delicato perché le informazioni relative alla salute rientrano tra le categorie di dati soggette a una tutela rafforzata. La questione, dunque, potrebbe aprire un ulteriore fronte di contestazione qualora emergessero violazioni degli obblighi previsti dalla normativa vigente.
La rabbia dei cittadini tra arretrati e liste d’attesa
Alla vicenda degli avvisi si aggiunge, infine, un malessere più generale legato all'accesso alle prestazioni sanitarie.
Non sono pochi i cittadini che, mentre ricevono richieste di pagamento relative a prestazioni di anni fa, continuano a incontrare difficoltà nel prenotare nuove visite ed esami. Il problema delle liste d’attesa, con appuntamenti che in alcuni casi vengono fissati a distanza di mesi, contribuisce così ad alimentare la sensazione di distanza tra le esigenze dei cittadini e il funzionamento del sistema sanitario.
È questo il paradosso evidenziato dall’Associazione Benevento Domani: da un lato si chiede maggiore rigore nel rispetto delle prenotazioni e delle relative disdette; dall’altro, sostengono i promotori della denuncia, molti cittadini continuano a fare i conti con tempi di attesa che rendono difficile ottenere una prestazione sanitaria nei tempi previsti.
Una situazione che rischia di trasformare una questione amministrativa in un problema più ampio di fiducia nel sistema sanitario regionale.
Associazione Benevento Domani
Il Presidente
Nicola Boccalone