Studente di Medicina dona il midollo: "Ho salvato il bimbo che curavo"

Il ventunenne Giorgio, iscritto alla Kore di Enna, regala una speranza a un piccolo paziente brasiliano incontrato durante il tirocinio.

A cura di Redazione
30 aprile 2026 12:00
Studente di Medicina dona il midollo: "Ho salvato il bimbo che curavo" -
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Giorgio, uno studente ventunenne di Medicina presso l’Università Kore di Enna originario di Ragusa, ha recentemente effettuato una donazione di midollo osseo per salvare un bambino brasiliano di due anni. Il giovane ha maturato questa scelta dopo aver incontrato il piccolo paziente durante un tirocinio ospedaliero, restando profondamente colpito dalla sua battaglia contro la leucemia e dalla mancanza di donatori compatibili all'interno del nucleo familiare.

Nonostante Giorgio fosse già un donatore Avis e iscritto al registro per la donazione degli organi, questo specifico impegno ha richiesto un coraggio supplementare. Quando è arrivata la conferma della compatibilità genetica, il giovane non ha mostrato alcuna esitazione, accettando di sottoporsi a un iter clinico complesso pur di offrire una concreta speranza di vita a chi non aveva altre alternative terapeutiche. La sua decisione trasforma un percorso di studi accademici in una missione umana che precede l'ottenimento della laurea.

L’intervento e il percorso di prelievo non sono stati privi di ostacoli, poiché la donazione di midollo comporta una preparazione rigorosa e la gestione del dolore fisico. Il corpo di Giorgio porta ancora i segni di questa procedura e il recupero richiede diverse settimane di riposo forzato lontano dalle aule universitarie. Eppure, ogni possibile complicazione o sofferenza è passata in secondo piano di fronte all'obiettivo di garantire un futuro al piccolo ricevente incontrato in corsia.

Attualmente lo studente si trova nella sua casa per affrontare la convalescenza, sostenuto dalla consapevolezza di aver compiuto un gesto che l'ateneo ennese ha definito una vera lezione di etica e civiltà. In un’epoca spesso descritta come priva di valori, la storia di Giorgio emerge come un potente simbolo di altruismo generazionale. Il suo sacrificio non rappresenta soltanto un successo della medicina trapiantistica, ma testimonia la capacità dei giovani di scegliere il bene comune anche quando il costo personale è elevato.

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